mercoledì 13 febbraio 2008

il ritorno di puzzone


... e non è berluscoso.
la frase che più spesso mi esce dalla bocca in questi cupi tempi è "sto paese è finito". Più mi guardo intorno e maggiore è la mia preoccupazione. Non si salva nulla. L'immagine è quella della carogna di un animale depredata dalle iene.
Rutelli sarà il prossimo sindaco di Roma e Berlusca il prossimo premier. Già visto già vissuto. Se per il prescritto non serve sprecare parole per descrivere il disprezzo che solleva la sua sola figura di garante di ogni appetito inconfessabile, il bel ciccio bello è un colpo a sorpresa inferto alla mia gia martoriata coscienza civile.
Ai tempi della prima fragorosa elezione nel 93, quelli che la sapevano lunga lo chiamavano "sopra il motorino nulla". Oggi l' honda sh pariolino è sostituito dalle grosse berline tedesche di colore rigorosamente blu, ma il contenuto è rimasto ineffabile come 15 anni fa.
Anzi è peggiorato.
Se la è fatta tutta la scena politica. Da radicale e verde a diessino a asinello e democratico, passando per qualche formazione transitoria tipo margherita e autoreferenziale lista rutelli. Da laico a baciapile, da ambientalista ad amico dei palazzinari. Non c'è opinione che non abbia cambiato e non esiste progetto che invece abbia portato a termine.
Ma tutto sommato nel panorama italico si è visto e si vede di peggio. Quello che mi manda ai pazzi è invece la considerazione che continua ad avere in tutto il mondo illuminato.
Otto anni di campidoglio, cinquantamila miliardi di lire gestiti per il solo giubileo e nessun risultato concreto. Zero metropolitane nonostante le strombazzatissima cura del ferro. In compenso permessi a costruire laddove nessun magnone democristiano aveva mai osato.
Servizi pubblici da terzo mondo e il poco invidiabile primato di 500.000 nuove immatricolazioni di automobili. Nessuna politica per la casa o per l'affitto. Nessuna politica per l'infanzia o per lo sport.
Ma un discreto numero di concerti e feste paesane che fanno tanto Curtura. E un sorriso a trentadue denti che Berluscoso si sogna.

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