giovedì 21 febbraio 2008

Non ho sonno


Salve.
Sono il presidente degli Stati Uniti. O forse lo sono stato qualche anno fa non conta.
La mia vita è piena e ricca di soddisfazioni di ogni tipo, sono l'uomo più potente del mondo che diamine!
La storia giudicherà il mio operato, ma in cuor mio sono convinto di aver operato per il bene del paese seguendo sempre il volere di Dio.
Eppure ho un cruccio. La notte non dormo.
Voi forse penserete che ciò è il minimo e che di motivi ne dovrei avere centinaia, ma siete solo degli sporchi antiamericani nemici della libertà e della democrazia.
Io la notte non dorme perché un popolo soffre. Sbagliato. Non sono gli iracheni, gli afghani e men che mai i palestinesi. E non si tratta di nessuno di quelli sulla cui capa ho sganciato tonnellate di democrazia.
Il popolo che soffre è quello albanese del Kosovo.
In verità non ho le idee chiarissime su dove si trovi, immagino vicino la Slavonia e comunque in Europa da qualche parte. Già l'Europa.
Sembra che quel vecchio e rincoglionito continente abbia vissuto, dopo un paio di millenni di guerre e invasioni , un sessantennio di pace e prosperità. Ovviamente il merito è tutto mio e dei miei illuminati predecessori, anche se alcune lingue biforcute sostengono che ciò sia stato possibile in base a un processo di integrazione basato su un assunto: i confini non si spostano. Quale che sia la composizione etnica, quali che siano stati i torti subiti e i revansicmi d ritorno, i confini non si toccano più.
Tanto è che l'unica guerra vera sembra sia scoppiata in seguito a una serie di secessioni lampo. Pare proprio che la frettolosa voglia di riconoscere la Slovenia e la Croazia da parte di alcuni stati occidentali abbia dato la stura alla lunga serie di massacri durati dieci anni.
Ora però anche l'ultima minoranza vuole andarsene. Sicuramente vittima di un genocidio. Vabbè se non è genocidio è pulizia etnica. Una pulizia etnica curiosa in base a cui a scomparire dal Kossovo invece del popolo perseguitato, l'albanese, è quello persecutore, i serbi.

Il popolo albanese però mi sta molto a cuore. Da quelle parti ho svolto l'unico viaggio in cui a ricevermi, invece di folle incazzate come bestie, cortei di proteste e caroselli di polizia, ho trovato gente sventolante l'amata bandiera a stelle e strisce, desiderosa di stringermi la mano. E non mettiamoci a puntualizzare se un gaudente popolano animato dai più nobili sentimenti, stringendo le presidenzial falangi mi ha "solato" l'orologio. Ma che volete che sia! tanto le lancette non le ho mai imparate a leggere e l'ora la chiedo sempre a Condi che gentilmente mi rivela se è giorno o notte.

Insomma un popolo che soffre dicevo. Soffre talmente tanto che per non pensare al proprio dolore ha deciso di annegare il dispiacere nella droga. Solo che invece di consumarla la vendono oltre l'adriatico. E lo stesso con le armi, la prostituzione e il traffico degli immigrati!
sembra che il pil del Kosowo sia al 60% derivante da attività illecite e che il parlamento locale sia governato con otimo bipolarismo: un anno tocca ai trafficanti di armi il seguente a quelli di droga.

Gente intraprendente.
Questi traffici non sembrano bastare ad alleviare del tutto la sofferenza, così ho pensato di installare ivi la più grande base militare americana in Europa, camp blondsteel. Un marine porta il buonumore, settemila la gioia di vivere!
Il principale ostacolo è stato capire dove fosse sto kosovo, ma ben consigliati a proposito i nostri boys sembra si siano ambientati alla grande. E ora zero problemi per far partire bombardieri, torturare i traditori, accoppare i terroristi e destabilizzare quei paesi canaglia che non vogliono accettare il nuovo ordine mondiale.

Il cruccio più grande è che sti albanesi sofferenti mangiano un sacco di soldi. Soldi che spenderei assai più volentieri per sistemare il mio ranch in texas piuttosto che foraggiare le centinaia di organizzazioni internazionali che si sono piantate là con le più disparate finalità.
Pristina ricorda una sorta di grande Ceppaloni dove tutti vogliono vogliono una fetta di torta e di mettere le mani nel portafogli sono stufo.
Ah la vecchia Europa! Ora il conto lo pagano loro.
Cosa ci guadagnino dall'aver accettato la creazione di uno stato mafia sulle loro coste, asservito ai miei voleri non lo so. Come se poi avere buoni rapporti quei quattro pezzenti i fosse più importante che evitare tensioni con la Russia o portare la Serbia nell'unione. Come se l'esperienza dell'UE non abbia insegnato che l'unico modo per tutelare le minoranze e preservare la pace è l'integrazione continentale invece delle secessioni a base etnica.
Ma probabilmente non sono l'unico ad avere l'insonnia e come ho imparato a mie spese quando si dorme poco si fanno un sacco di cazzate.

Ma per quanto mi riguarda ora che Pristina è libera posso dormire più tranquillo.

4 commenti:

Giuliano ha detto...

Caro presidente,
le scrivo da un paese vicino alla sua amata Albania, l’Italia. Penso che il nostro paese le sia abbastanza familiare, non solo per il colosseo, ma anche per certe sue frequentazioni con nostri ex presidenti del consiglio.
Ho deciso di scriverle perchè io in Kosovo ci sono stato, e per la precisione a Mitrovica. Ha presente quella città che descrivono come “la nuova Berlino”, in cui al sud sono tutti albanesi e a nord sono tutti serbi? No? Bene, gliela descrivo io. E’ un’amena cittadina divisa da un fiumiciattolo, l’Ibar, e da un ponte che lo attraversa. In realtà è proprio un fiumiciattolo, ma ha un alto valore simbolico: divide i due contendenti, da un lato solo serbi e dall’altro solo albanesi. E in mezzo noi, il mondo “civile”, a far da pacieri tra i due. E’ una città ben frequentata, Mitrovica, ho trovato polizie di tutto il mondo, i nostri carabinieri, l’esercito francese, anche il suo, caro presidente, faceva bella mostra di sé per le vie della città. Insomma, proprio un bel posticino. Il problema è che il 90% della popolazione è disoccupata, che il 70% degli ospedali e delle scuole della città sono a nord (zona serba), che l’unica fonte di reddito della zona, la Trebcka, una zona mineraria, è andata distrutta con i bombardamenti Nato. Ho visto persone togliere le targhe alle loro macchine, per paura di ritorsioni da parte dell’altra etnia, famiglie vivere di fette di pane e salsa di peperoni, proprio come in quei paese africani che lei ha di recente visitato. Si vive con 1€ al giorno? Si, ma non in continenti esotici e in paesi il cui nome è impronunciabile, ma qui, dietro casa (cioè la mia casa, la sua è un po’ più lontana), a Mitrovica. E’ una cittadina con qualche centinaia di migliaia di abitanti, eppure ci sono centinaia di ONG, una densità spaventosa di organizzazioni, il luogo privilegiato della cooperazione internazionale, uno dei ritrovi preferiti del carrozzone umanitario mondiale!
Eppure i negozi sono pieni di magliette, pantaloni alla moda, cd di tutti i tipi degli artisti più moderni... però costano la metà che in qualsiasi posto al mondo. Come mai, presidente? Da dove vengono tutte queste cose, che fanno la gioia di tutti i militari che stazionano in Kosovo e degli occasionali “turisti solidali” come me? A Mitrovica i locali spuntano come funghi, eppure il 90% della popolazione è disoccupata. Quale è la vera economia del Kosovo? Io non ho risposte argute e pronte come il mio amico Dottor Divago, lui è sempre stato più sveglio di me in materia di politica estera. Però ilo dubbio che qualcosa di strano ci sia in Kosovo a me viene, e che concedere l’indipendenza dall’alto ad una regione di 2 milioni di abitanti di etnia albanese ma che non si sentono albanesi sia non sia proprio un colpo di genio anche. Caro presidente, sappiamo entrambi, temo più noi che lei, che i serbi non sono stati proprio degli agnellini. Non so lei, ma io ho visto la torre di Kosovopolje, quella con la scritta agghiacciante inneggiante alla Grande Serbia, ho visto come è ridotta la casa di quella famiglia dell’Uck di cui è sopravvissuta una sola bambina, ho visto le case distrutte dalle “purghe” di Milosevic, ho visto anche le 11000 bare di Srebrenica e quello che è rimasto dei villaggi croati vicino Banja Luka. Ho ascoltato racconti di kosovari albanesi in fuga su strade interamente ricoperte da sangue e bossoli di proiettili e devo dire che anche a me è sfuggito un “e che cazzo, che stronzi sti serbi!”. Però temo che noi del “mondo civile” non siamo proprio esenti da colpe. Milosevic forse non avrebbe avuto la stessa fortuna in patria se noi, il buon Eminenz, l’amico crucco, l’orsetto bonaccione del Volga, i nostri cugini e i suoi non ci fossimo divisi a fare il tifo molto poco disinteressato per gli uni o per gli altri,mentre la Jugoslavia si disintegrava in un lago di sangue. E se il suo predecessore, da primo della classe che è sempre stato, non avesse fatto del tutto per dimostrare l’inutilità colpevole dell’Onu per intervenire in Bosnia, e avesse dimostrato quel polso tipico degli abitanti della Casa bianca quando in ballo ci sono oro nero e basi militari, forse “il macellaio dei Balcani” avrebbe avuto vita più difficile.
Ma questi, mi rendo conto, sono quei particolari cari solo a noi europei vecchio stampo, ammuffiti nella difesa di valori superati da decenni e un concetto vetusto di pace. Facciamo così, non ascolti gli sproloqui di un piccolo borghese come me, che in fondo in Kosovo ci sono stati 3 giorni e pretendono di capirne i segreti. Vada a Mitrovica, la accoglieranno di sicuro a braccia aperte, e chieda della ONG “Speranza”. E’ gestita da serbi e albanesi, è quasi unica nel suo genere. Una delle persone che ci abitano ha perso il marito, suicida dopo le torture dei serbi, un’altra non può tornare a casa sua, perchè nella sua via ci vivono troppi albanesi e sarebbe troppo rischioso. Eppure lavorano insieme e parlano una lingua che non esiste più: il serbo-croato. Chieda a loro se il Kosovo è in pace e se lo sarà da stato indipendente. Chieda a loro cosa vuol dire “pace”.

Buon riposo, caro presidente

sp ha detto...

mi stavo appunto chiedendo quale sarebbe stato il commento di giuliano, ed eccolo qui! devo dire che, a parte ammirare la vostra competenza letteraria (con occasionali refusi che devo dire ostacolano un po' la lettura- zoom, giuli non può, ma tu sì: correggili. e non lo dico da hermione, ma veramente perché danneggiano la comprensione), sono un po' confusa. siccome sono ignorante, non capisco bene alcune delle vostre allusioni. una cosa però è chiara: povero mondo... e su questa conclusione qualunquista, vi saluto (e ci vediamo con entrambi presto!)

Giuliano ha detto...

Ottimo, non è sapiente chi sa ma chi sa di non sapere! Se ti interessa la storia e l'attualità dei nostri vicini dei balcani ti posso consigliare questi due siti:

limes.espresso.repubblica.it/index.php?s=speciale+kosovo+indipendente

www.osservatoriobalcani.org

ti consiglierei inoltre "La guerra in casa" di Luca Rastello, pubblicato da Einaudi, però non parla di Kosovo ma di Bosnia.
Un bacio e a presto!

Il Dottor Divago ha detto...

Mentre faccio pubblica ammenda per gli strafalcioni e mi prometto un giorno lontano di sanarli,consiglio la mia tesi di laurea che parlava diffusamente dell'argomento. ;)