giovedì 13 marzo 2008

una vita da delfino


Ovvero la vita di Gianfry.
Forse neanche immagina che si possa essere qualcosa di diverso da un erede e probabilmente anche quando, per motivi anagrafici, sarà venuto il suo turno troverà un nuovo capo cui fare lo sguattero fino alla fine dei suoi giorni.
Anche perchè se a quasi sessanta anni hai diviso equamente la tua lunga vita politica, con la lingua incastrata fra le natiche prima di Almirante e poi di Berlusconi, forse più che la scienza politica va interrogata l'analisi freudiana.
Non sappiamo quali fossero i rapporti in famiglia col papà naturale, nè se ha subito particolari traumi o soffra di insicurezza. A vederlo civettare in televisione non si direbbe ma restano ipotesi da non sottovalutare.
E' l'emblema della politica televisiva presentabile. Non dice mai nulla di troppo stupido o troppo intelligente, costruisce le frasi con una certa brillantezza e non si agita mai troppo. Ogni tanto si indigna ma senza mai urlare. Conscio che prima o poi verrà il suo turno.
Eppure nonostante sia da anni il politico che nei sondaggi risulta il più popolare resta sempre l'erede. Il delfino.
Dopo che Berlusconi lo aveva scaricato per fondare il partito del predellino sembrava aver tirato fuori un briciolo di dignità. Durata il tempo di una ospitata a porta a porta. Poi il capo con magnanimità ha riaccolto il fiogliol prodigo e lui scodinzolante e contento è tornato accucciato come prima. Più di prima.
Ma se uno nasce tondo può morire quadrato?

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