mercoledì 29 aprile 2009

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!


dal corriere della sera

Sasha star al Tribeca: «Lascerò il porno»
«Voglio arrivare a 35 anni seduta nel portico della mia casa sul mare con una mia società di grande successo»


MILANO — Una pornostar appassionata dei film della Nouvelle Vague. Una pornostar che legge Burroughs, Yeats, Baudrillard e Nietzsche. Una pornostar che avrebbe voluto conoscere John Cassavetes e che amerebbe andare a cena con Catherine Breillat.
Una pornostar che non vuole più fare la pornostar. Eppure Sasha Grey, protagonista del nuovo film di Steven Soderbergh, in prima mondiale al Tribeca Film Festival, The Girlfriend Experience, è una delle stelle «a luci rosse» più note e apprezzate al mondo. Una carriera breve ma decisamente intensa quella di questa esile ragazza di 21 anni che ha iniziato a girare film hard quando ne aveva solo 18. A 20 ne poteva vantare 150. Poi è arrivato Soderbergh. Il regista l'ha voluta nel ruolo di una escort di lusso. Una piacevole congiura per lei che va sempre più spesso ripetendo il suo desiderio di abbandonare il mondo dell'hard. continua


il mondo (del porno) non sarà più lo stesso.

domenica 19 aprile 2009

italia beer festival chapter 2


Ma alla fine la birra come era?
eccheneso! a me ste degustazioni in cui ti insuffli venti provette da dieci centilitri aiutano solo a rivalutate i cartoni di baffo d'oro che mi sparavo quando il cassismo prese piede a Roma anni fa.
Al quarto assaggio la lingua mi si impasta e non distinguo più una peroni dal tavernello. Tutto assume un mellifluo sapore acidello che mi causa inevitabile mal di stomaco là per là e conseguenze meno raccontabili il giorno dopo.
Insomma avrò assaggiato una decina di prodotti ma le papille gustative hanno iniziato il boicottaggio, lo sciopero e infine l'insurrezione armata già dopo la terza "esperienza gustativa".

indi mi soffermerò più che sulle caratteristiche organolettiche, sulle note organizzative della manifestazione.
il posto è bello. Non lo conoscevo ma mi ha impressionato.
L'architettura fascista dà una pista a tutti. Anche quando un'officina passa dalla produzione di cannoni a quella di sbronzoni. A metterle a posto, le officine farneto, potrebbero diventare il più bel brewpub del regno, ma temo che trasformarle in discoteca sarà più semplice nonché più probabile. Ci fosse stata ancora l'asse, un bel biergarten avrebbe rinsaldato l'alleanza, ma le speranze che Alemanno sia sensibile se non alle proprie origini, almeno al proprio nome sono rarefatte...

Venendo a noi, senza punto esclamativo che sennò il mio neofascismo latente potrebbe risalire in auge con perdita inevitabile di buona parte dei miei già poco numerosi lettori, le modalità di ingresso alla festa mi hanno lasciato assai perplesso.
Un'unica cassa aperta e gestita da personale non proprio smart, ha determinato una fila degna del goa il sabato sera.
Discutibile anche la decisione di imporre una sorta di barbatruco per cui per bere dovevi "comprare il bicchiere" e pagarlo otto euro (!). Un ulteriore fila, assai più contenuta ma a quel punto intollerabile, consentiva di acquistare i "gettoni" che davano diritto all'assaggio da 10 cl a 1 euro l'uno.

Dopo tanta attesa eccoci nel vivo dell'evento.
Si chiama italia beer festival, ma i grandi assenti della manifestazione sono proprio i birrifici artigianali italiani. Della cinquantina di realtà degne di nota sorte negli anni si sono presentati in maniera credibile solo una decina e tutti o quasi dell'area romana. Le birre spinate, non sempre in maniera impeccabile, erano in larga parte sì interessanti ma belghe, cruche ecc ecc.
Gli stand più affollati sono risultati quelli gestiti dai pub, beer shop o associazioni dell'urbe fatale, che della birra chiacchierano, la birra vendono e talvolta grazie alla birra si arricchiscono ma di certo la birra non producono.
Nulla di male, ma se ero venuto per farmi un'idea sullo stato del movimento in Italia, me ne sono tornato a casa dopo aver passato una piacevole serata facendo quattro chiacchiere con il mondo pubbaro romano che già frequento con fin troppa assiduità.

ahimè per quelle poche realtà che invece eran presenti e non conoscevo devo dire che era meglio avessi continuato a ignorarne l'esistenza. Si diceva un gran bene del birrificio del ducato ma le due birre provate (un imperial stout e un'ale troppo simile alla re ale) non mi hanno affatto colpito. Colpito e affondato invece dalla presunta lager (probabilmente una pale ale) del sierra nevada. Birrificio mai sentito e di cui non ho capito manco troppo bene la provenienza Probabilmente più che lo stile della birra, lager, era riferito al luogo dove merita di essere spedito il mastro birraio per riflettere in tutta tranquillità sulla vita e sul destino.

Altri giudizi per i motivi già descritti sopra non ne dò, se non sulla da poco nata e già molto vituperata associazione degustatori di birra, che organizzava il tutto.
Se vuole rigettare al mittente il mare di critiche che gli piovono addosso e conquistarsi la fiducia dei meno prevenuti deve cambiare registro.
Il gran numero di persone che ha partecipato a questa tre giorni, testimonia che esiste un interesse verso la birra artigianale solo un paio di anni fa inimmaginabile. C'è la possibilità di organizzare, ne esiste ora la prova provata, eventi che coinvolgano tutte le realtà italiche e che si rivelino anche un discreto successo commerciale.
Se quasi tutti i produttori posti a più di 200 km da Roma hanno deciso di "pisciare" l'IBF i motivi possono essere solo due.
O i produttori sono dei coglioni incapaci di promuovere il proprio lavoro, oppure le condizioni poste dagli organizzatori erano insostenibili. Non conoscendo i termini economici non mi pronuncio ma un sospetto ce l'ho.
Ai posteri l'ardua sentenza. Ai contemporanei invece l'invito a crederci fino in fono e testare la possibilità di tirare su un evento che possa, non dico sembrare il GBBF londinese, ma almeno scrollarsi di dosso l'aria da rimpatriata fra le mura aureliane che questo IBF aveva.

sabato 18 aprile 2009

italia beer festival - dal profeta ai nostri giorni


Perbacco, oranizzano nella mia città l'Italia beer festival. Sarà che la location sono le mussoliniane officine farneto (piacentiniane direbbero quelli corretti), ma l'autarchia è una cosa seria. O all'evento date un nome italico o lo date albionico, che cazzo significa Italia beer festival???

mode seghe menali off.

Iddio fermentò e furono dispersi.

Fino a quattro, cinque anni fa il mondo della birra artigianale era il più sfigato dei club. Anche un nerd come me poteva sentirsi il figo del bigoncio.
La figa era rara come una bottiglia westvleteren e gli unici a fare due soldi erano i farisei distributori di merda, ops di birra. Ovvero quelli che siccome l'heiniken la aveva in esclusiva Sauron eran costretti a vendere l'augustiner. Dato che costava di più gli toccava convincere il mondo che era più buona. Almeno non mentivano.

Venne poi il tempo del profeta che condotti i suoi pochi fedeli fuori dall'isolamento della mecca, fondò la medina dove il suo esercito crebbe e iniziò il cammino per per conquistare la penisola abirrica.
Dopo i primi trionfi il popolo che si riconobbe nelle parole della verità luppolata cominciò a prendere dimensioni consistenti e insieme alle prime svanziche si fecero strada le prime eresie.
Seguirono (e continuano) scontri intestini, rappresaglie, scissioni, falsi profeti e guerre di successione e secessione.
Ciò non impedì che l'avanzata della confraternita della schiuma proseguisse e nonostante le dispute teleologiche al nuovo verbo affluirono copiose genti da altre tradizioni: atei, miscredenti, ebrei, coatti e figa.

mode la sura del pappagallo off

Insomma ieri alle officine farneto c'era la stessa quantità e tipologia di gente che ti aspetti di incontrare il venerdì sera all'akab.
Sì. Era pieno di figa. Sì ho fatto un ora di fila per entrare. Sì ho assaggiato qualche birretta ma di questo se ne parla un'altra volta.
Ah dimenticavo. Sì. Ho imparato a mettere i link.

giovedì 9 aprile 2009

la solidarietà ai tempi di facebook


Hai aggiornato il tuo stato esprimendo solidarietà e cordoglio per il terremoto?
Hai lanciato un appello a raccogliere soldi vestiti cibo stufe pannolini biberon?
Hai espresso il tuo disappunto verso il papa che non ospita a san pietro gli sfollati?
Ti sei pubblicamente indignato per le parole del premier?
Hai condiviso i tuoi dubbi sulla protezione civile che non ha ascoltato gli studiosi che avevano previsto il terremoto?

Disfunzione narcotizzante: l’eccesso di informazione distoglie l’energia umana dalla partecipazione attiva per trasformarla in conoscenza passiva

Benvenuti nel regno della disfunzione narcotizzante 2.0, ovvero la solidarietà ai tempi facebook.

lunedì 6 aprile 2009

il silenzio e le macerie


Non dormivo.
Perchè quando avvengono dei disastri, personali o reali che siano, me ne accorgo un pò prima. Con troppo poco preavviso per poter fare qualcosa, ma abbastanza da capire esattamente quello che accade.
E lo aspettavo. Ho sentito tutti i venti secondi del terremoto. Mentre ancora le pareti tremavano ho cominciato a pensare a dove fosse l'epicentro. Se a Roma era stato così forte e prolungato da qualche parte le case stavano andando giù.
Ore 3.32.
Tutta Roma è sveglia. Accendo la tv.
Culi, tette, Marzullo. Alle ore 4 televideo lancia quattro righe. Scossa di terremoto a Roma. Null'altro. Rai uno, Rai due, Rai tre, tette culi Marzullo.
Sintonizzo la radio. Che è storicamente il mezzo più rapido per diffondere le informazioni. Musica classica, repliche, stronzate.
Radio uno, radio due, radio tre. Tetti e culi non si vedono ma si immaginano.
L'unica radio ad andare in diretta provando a fare informazione è radio rock(!!!)
una diretta fiume fatta per lo più leggendo gli sms degli ascoltatori e rilanciando le news da internet. Alle 4 e dieci il sito dell'ansa tace, gli altri parlano di scosse a Roma oppure di marche ed emilia. Madama la marchesa.
Fino alle 5 di mattina i canali istituzionali -la radio televisione italiana- con la sola eccezione della microscopica rainews 24, che trasmette solo sul satellite, continuano la loro oscena programmazione. Incapaci a mettere in piedi uno straccio di diretta per dare notizia del catastrofico evento accaduto a 95 chilometri da Roma.

il 90% della popolazione italiana, compresa quella che realmente aveva bisogno di sapere, è rimasta all'oscuro perché un baraccone da diciottomila dipendenti, da mille miliardi l'anno, non è capace di emulare ciò che un emittente radiofonica di casalbertone ha fatto: mandare in onda un fesso con cellulare abile a digitare il numero della protezione civile, della croce rossa o delle prefetture.

in questo momento esatto, mentre scrivo e ancora centinaia di persone sono intrappolate sotto le macerie, con il conto dei morti destinato a salire e migliaia di famiglie che non rientreranno mai più nelle loro case, Vespa straparla in diretta telefonica con Berlusconi, che si congratula con la Rai per il servizio reso al paese.

L'Aquila risorgerà. E' una terra fiera e orgogliosa che ha conosciuto mille tragedie come questa e che nei secoli si è sempre ripresa. Verranno riedificate le chiese e i palazzi, con criteri antisismici migliori spero, ma ciò che è destinato a rimanere per sempre sepolto sotto le macerie di questo forse prevedibile terremoto è l'onore del giornalismo italiano.