lunedì 6 aprile 2009

il silenzio e le macerie


Non dormivo.
Perchè quando avvengono dei disastri, personali o reali che siano, me ne accorgo un pò prima. Con troppo poco preavviso per poter fare qualcosa, ma abbastanza da capire esattamente quello che accade.
E lo aspettavo. Ho sentito tutti i venti secondi del terremoto. Mentre ancora le pareti tremavano ho cominciato a pensare a dove fosse l'epicentro. Se a Roma era stato così forte e prolungato da qualche parte le case stavano andando giù.
Ore 3.32.
Tutta Roma è sveglia. Accendo la tv.
Culi, tette, Marzullo. Alle ore 4 televideo lancia quattro righe. Scossa di terremoto a Roma. Null'altro. Rai uno, Rai due, Rai tre, tette culi Marzullo.
Sintonizzo la radio. Che è storicamente il mezzo più rapido per diffondere le informazioni. Musica classica, repliche, stronzate.
Radio uno, radio due, radio tre. Tetti e culi non si vedono ma si immaginano.
L'unica radio ad andare in diretta provando a fare informazione è radio rock(!!!)
una diretta fiume fatta per lo più leggendo gli sms degli ascoltatori e rilanciando le news da internet. Alle 4 e dieci il sito dell'ansa tace, gli altri parlano di scosse a Roma oppure di marche ed emilia. Madama la marchesa.
Fino alle 5 di mattina i canali istituzionali -la radio televisione italiana- con la sola eccezione della microscopica rainews 24, che trasmette solo sul satellite, continuano la loro oscena programmazione. Incapaci a mettere in piedi uno straccio di diretta per dare notizia del catastrofico evento accaduto a 95 chilometri da Roma.

il 90% della popolazione italiana, compresa quella che realmente aveva bisogno di sapere, è rimasta all'oscuro perché un baraccone da diciottomila dipendenti, da mille miliardi l'anno, non è capace di emulare ciò che un emittente radiofonica di casalbertone ha fatto: mandare in onda un fesso con cellulare abile a digitare il numero della protezione civile, della croce rossa o delle prefetture.

in questo momento esatto, mentre scrivo e ancora centinaia di persone sono intrappolate sotto le macerie, con il conto dei morti destinato a salire e migliaia di famiglie che non rientreranno mai più nelle loro case, Vespa straparla in diretta telefonica con Berlusconi, che si congratula con la Rai per il servizio reso al paese.

L'Aquila risorgerà. E' una terra fiera e orgogliosa che ha conosciuto mille tragedie come questa e che nei secoli si è sempre ripresa. Verranno riedificate le chiese e i palazzi, con criteri antisismici migliori spero, ma ciò che è destinato a rimanere per sempre sepolto sotto le macerie di questo forse prevedibile terremoto è l'onore del giornalismo italiano.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ottimo post, complimenti.

sp ha detto...

ma l'onore del giornalismo italiano c'e' mai stato? (domanda genuina, magari 50 anni fa si', non so)