martedì 2 giugno 2009

tropa de elite



Non so se bastano due prove per fare un indizio, ma fattostà che due tra i film più interessanti girati negli ultimi ultimi anni sono entrambi sudamericani e si svolgono fra le favelas di Rio de Janeiro: City of god e Tropa de Elite.
Forse una coincidenza o forse la prova che la cinematografia sudamericana ha acquistato una sua maturità che le consente di descrivere i contrasti (eufemismo) che animano le difficili realtà urbane locali con un originalità prima sconosciuta.

Se la città di Dio descrive la violenza e la vita di tutti i giorni di una delle favelas più disgraziate di Rio, dal punto di vista di un adolescente che, pur appartenendo a quel mondo ne è solo spettatore, anzi fotografo, Tropa de elite vi si accosta da tutt'altra direzione. Che senza girarci intorno definirei di estrema destra.



La polizia è incapace e corrotta, solo il Bope, super unità di super uomini con la licenza di uccidere, può entrare nelle favelas e uscirne vittorioso senza venire corrotto. Perchè il Bope nelle favelas entra per uccidere e mai per morire.
Il film è girato, come va di moda oggi, con grande uso della voce fuori campo a voler dare l'impressione di essere più che una fiction un documentario. Stesso effetto di verità cui punta l'impiego abbondante della macchina a mano, mentre la saturazione dei colori, aspetto comune a city of god ma a mio avviso derivante dal neozelandese once were warriors, indica l'idea stessa del contrasto e della violenza, temi centrali nella pellicola.
E nonostante il largo uso di inquadrature stile di Leni Riefensthal, la narrazione risulta poco retorica e molo credibile.
Dal racconto del capitano Nascimiento, comandante della squadra alfa, desideroso di dedicarsi alla famiglia abbandonando i compiti operativi, si sviluppa la trama che vede il nostro eroe cercare e addestrare chi possa sostituirlo alla guida del battaglione.
Fra citazioni evidenti e forse eccessivamente pedisseque di Full metal jacket e la battaglia di Algeri, il film cavalca senza timori buonisti tutti i cavalli di battaglia di una generica ideologia fascista, attraverso l'uso mai ridicolo dell'etica (ed estetica) militare. Dalle divise nere, al cameratismo degli uomini votati alla guerra, fino alla rappresaglia finale per vendicare un soldato caduto.
Cadono letteralmente sotto i colpi del Bope gli spacciatori, i trafficanti di armi, gli agenti corrotti e infine gli studenti progressisti e benestanti delle ONG che operano nella favelas, in prima fila a criticare i metodi spicci della polizia, ma nei fatti complici dei narcos.

la pellicola non si schiera rispetto alla violenza praticata degli uomini del Bope. Pur non esaltandola lascia allo spettatore la facoltà di prendere posizione. E questa neutralità è probabilmente la causa prima dello scandalo che ha suscitato il film portandosi a casa l'orso d'oro a Berlino nel 2007.

2 commenti:

Omar ha detto...

Ma il tipo rasato nella prima foto non e' Anticoli?

Il Dottor Divago ha detto...

sono informazioni riservate. L'identità dei soldati deve rimanere anonima. Detto ciò abbiamo scoperto dove è finito Anticoli :)