mercoledì 30 settembre 2009

Lo stadio della Ballacorda


Se uno volesse capire qualcosa sul funzionamento di questo paese e avesse a disposizione pochi minuti, gli consiglierei di assistere alla presentazione del progetto dello stadio della Roma che si è tenuto ieri a Trigoria.


I protagonisti

L’imprenditore privato.
Nella fattispecie Rosetta Sensi proprietaria della As Roma. E soprattutto a capo di italpetroli, societa che non si è mai capito bene cosa faccia, ma che ha debiti per quasi mezzo miliarduccio di euro, principalmente con Unicredit. A fronte di un valore complessivo della società stimato in meno della metà.

La classe politica.
Affianco alla non troppo avvenente Rosella siedono in perfetta par condicio il sindaco di centrodestra Alemanno e il presidente della regione di centrosinistra Marrazzo. Divisi dai colori ma uniti nel lodare l’esemplare gestione degli appena trascorsi mondiali di nuoto, che hanno consegnato alla città un monte di debiti e scoperti, ma grazie ai quali è stato possibile per i soliti noti costruire centri sportivi privati in aree sotto tutela archeologica.

La stampa.
Davanti a cotanto palco assiste un nutrito numero di giornalisti. Per lo più di mezzi di informazione la cui proprietà è composta da personaggi con evidenti interessi nel Progetto.

Il progetto
Uno stadio avveniristico costruito sull’aurelia appena fuori dal raccordo.

Lo scenario
Un’azienda i cui debiti avrebbero portato al fallimento società ben più solide dichiara di voler costruire un impianto sportivo dal costo di almeno 300 milioni di euro, senza spiegare dove troverà i soldi, dato che non c’è dubbio che la Roma quei soldi non li ha, nè quale banca, annus domini 2009, possa erogare un prestito quasi sicuramente a fondo perduto verso un’azienda virtualmente fallita.

L’amministrazione pubblica presenzia e benedice un’operazione di cui ignora la reale consistenza, i costi per la collettività, le conseguenze in termini di urbanistica e mobilità.

La stampa sciorina una batteria di domande che mettono alle corde la dirigenza giallorossa e i politici ivi accorsi. Del tipo: ci sarà una smoke area? Si potranno portare i bambini allo stadio?
Notare come la conferenza stampa venga interrotta da frequenti applausi.

La conseguenza
La città festeggia il nuovo stadio avveniristico.

La realtà
Uno stadio non porta una lira. Anzi. Servono decenni solo per rientrare dei costi necessari a costruirlo. Se in Italia non esistono stadi “privati” non è a causa di un'ingiustificata opposizione burocratica da parte delle amministrazioni locali, ma perché a nessuno passa per l’anticamera del cervello di buttare i propri soldi, palate di soldi, nel cesso.
Nella presentazione del progetto non si è ovviamente fatto alcun accenno alle opere “accessorire”, dato che la proprietà ha dichiarato non essere in questo momento in grado di fornire dettagli.
Dettagli che dovrebbero ammontare a seimila appartamenti, più alberghi, centri commerciali, negozi che con lo stadio avrebbero davvero poco a che spartire. Ovvero un paese di ventimila abitanti in quella che è l’ultima ridotta della fu campagna romana.

L’unica certezza sono i terreni su cui dovrebbero insistere tali interventi. Curiosamente la costruzione dello stadio di proprietà della Roma avverrebbe su un’area che non è sua e né risulta in via di acquisizione. Terreni che appartengono invece al poco noto palazzinaro Scalpellini, che li ha acquistati anni fa come agricoli e che da piano regolatore da poco approvato, agricoli dovrebbero rimanere.
Il nome di Scalpellini, che non figurerà mai nel progetto ma al momento sembra quello che più ha da guadagnarci, è lo stesso che risulta generoso finanziatore di tutti i partiti italiani. Dal Pd al PdL passando per la Lega. Per lui pari sono. E ancora più uguali sono da quando gli uffici di onorevoli e senatori si trovano in immobili di sua proprietà che affitta alle nostre beneamate istituzioni a canoni mostruosi e con contratti ventennali. Roba da centinaia di milioni di euro cash.

Tralasciando la natura agricola dei terreni prescelti, sorvolando sulla provenienza dei fondi e chiudendo gli occhi sulla ditta incaricata di portare a compimento l’ambiziosa opera, rimane il problema infrastrutturale. Che poi è quello che incide sulla vita dei comuni cittadini, tifosi o no che siano e che dovrebbe stare a cuore a sindaco e presidente della regione.
Dato che quell’area non è servita da alcuna metropolitana, l’unica strada che vi conduce è l’aurelia, perennemente congestionata, e dove non sono previsti interventi particolari di miglioramento della viabilità. Costruire uno stadio o ancora peggio una nuova città costringerebbe l’amminsitrazione a portarvi vie di comunicazione e servizi. Chi li paga? Con quali fondi? Domande inevase. Ma per i politici mostrare il faccione in tv non ha prezzo.

Il cane che si morde la coda.

Riassumendo: un privato disperato e pieno di debiti intende costruire un obbrobrio a spese della collettività e il potere politico non perde l’occasione per mettere il cappello su un’iniziativa che vede nella migliore delle ipotesi come “popolare” e nella peggiore come “redditizia”. Il tutto davanti a una stampa serva incapace di informare sui contenuti dell’operazione.


Signori, in pochi minuti hanno sfilato in diretta su Roma channel: il capitalismo senza capitali, una classe politica inetta e corrotta, un’informazione serva e bugiarda. Grosso modo i mali che affliggono la nostra sfortunata Italia.

6 commenti:

ciolo ha detto...

Io che alla Massimina ci ho lavorato più di un anno so quant'è una cazzata fare li un stadio!
Apparte che nessuno dice che è attaccata a malagrotta e tutti i giorni arriva una puzza che ti fa venire il mal di testa!, la cosa piu terrificante e che non ci arriva un cazzo di mezzo pubblico e sull'aurelia si ma piu vicina a Freggene che a Piazza Irnerio. La consolare SS1 già è perennemente bloccata senza partite da giocare,, figuriamoci con 55/60 persone che si spostano (con la macchina per forza) per andare alla stadio!!

sp ha detto...

come al solito, post impeccabile. ma leva il commento sull'avvenenza della tipa. ma possibile che se e' donna bisogna dire a tutti i costi se e' racchia o se e' fica o se prutroppo non si fa notare? (gia' so cosa replicherai)

sp ha detto...

p.s. leggo solo ora della simpatica battuta di belusconi a rosy bindi.

Il Dottor Divago ha detto...

Rileggendo il post l'apprezzamento sull'avvenenza della Sensi me lo sarei potuto risparmiare. Però è anche vero che se fosse stato un uomo, un aggettivo cattivo lo avrei inserito lo stesso, ma sarebbe stato inerente le qualità estetiche? Non lo so. Forse sì forse no.
Certo è invece che dopo l'ennesima figura di merda berlusconiana avrei usato maggiore accortezza. E questo non mi piace. Non ho alcuna simpatia verso il delirio politicamente corretto che abbiamo importato dagli usa negli anni. Penso che fingere di ignorare le differenze di gender, di razza o di estrazione sociale rappresenti spesso una forma di discriminazione ancora più sottile. E nessuno può vietarmi di dare del nano a berlusconi o della barbie cretina alla Melandri.
Non si tratta del più grave fra i guasti causati dal nano malefico è vero, però è da riflettere come l'indegno eloquio del premier finisca con il condizionare anche il linguaggio che usiamo.

Omar ha detto...

Io sto con Marrazzo.

sp ha detto...

Una risposta veloce e non esaustiva: il politicamente corretto, almeno nella sua forma migliore, non equivale semplicemente a ignorare le differenze di genere, etnia etc. ma a riformare il linguaggio evitando di sottolineare differenze non rilevanti e differenze che sono state create da stereotipi o falsi miti.
Vuol dire (in questo caso) scegliere un aggettivo che non rimarchi ancora una volta che la principale ed attesa caratteristica per una donna sia la bellezza. Probabilmente per un uomo non avresti usato un aggettivo estetico, no. Ma se anche l'avessi fatto il ruolo che avrebbe avuto nel nostro immaginario, nel rinforzare o meno certi stereotipi sarebbe stato diverso.
Ovviamente il politicamente corretto, anche quando nella sua forma migliore, piu' sincera e intelligente (perche' a volte e' stupido, sono d'accordo) ha dei costi. Certe battute, anche divertenenti, non si possono piu' fare, e' vero. Ma ti assicuro che se chiedi alle persone che il politicamente corretto e' nato per proteggere e rispettare (le donne, i neri, gli omosessuali, etc.), noi preferiamo una risata in meno (alle nostre spalle) a una in piu'.
Ti consiglio i libri di Flavio Baroncelli, che era uno dalla lingua lunga e tagliente, ma sapeva quando era il caso di stare attento a quello che diceva.