martedì 24 novembre 2009

molti nemici (senza onore)


Flavio non ne era sicuro che il corrispettivo di molti nemici fosse altrettanto onore. Se il famoso detto mussoliniano avesse contenuto anche solo un brindello di verità, poche persone avrebbero potuto vantare tutto l'onore che spettava lui.

il Duce però, non aveva mai speso una parola, almeno a memoria di Flavio, sull'esatto numero di amici che fosse auspicabile avere per preservare o accrescere la gloria.

Allora Flavio aveva fatto di testa sua.

Da quando aveva quattro anni ricordava distintamente di essere sempre risultato intollerabile a un discreto numero di persone. Ricordava con esattezza anche il primo bambino con cui ebbe una lite e poi via via tutti gli altri. Dalle elementari alle medie, passando per il muretto e i cortili dell'università.

In ogni gruppo che aveva frequentato, era sempre arrivato il momento in cui l'aria gli diventava intorno irrespirabile. Il clima pesante, i silenzi carichi di astio. La conosceva bene quella sgradevole sensazione di sentirsi di troppo. E gli riusciva facile profezia immaginare l'inevitabile epilogo. Solo e lancia in resta, fiero come un guerriero bambino.

Risultare almeno indifferente a chi proprio non poteva amarlo gli era impossibile. Anche con le migliori intenzioni c'era sempre qualcuno a cui stava a pelle sulle palle. E di pelle in palle il numero dei suoi detrattori era destinato a crescere. Gli era di poco conforto constatare come fossero di solito i più vili, che in faccia non lo guardavano e solo alle spalle diventavano leoni.


Giunto a un'età in cui solitamente certi litigi sollevano solo nostalgia, come l'odore di un'adolescenza lontana ormai qualche lustro, lui si trovava ancora a discutere e incazzarsi con il vigore del più attaccabrighe dei quindicenni brufolosi.


E un po' se ne dispiaceva. Che di essere un gran cagacazzi lo sapeva benissimo. Ma la convinzione indistruttibile di essere nella ragione non lo abbandonava mai e finì col credere di avere ragione sul serio. Sempre. O quasi.


La verità è cosa diversa ma assai prossima alla ragione e Flavio per quanto si sforzasse non riusciva proprio a mentire.
La verità si sa, è un conio mai di moda. Tanto meno apprezzata quando sbattuta in faccia a suon di battute ciniche e sferzanti. Attraverso continue provocazioni e comportamenti autodistruttivi.
L'irresistibile e disperato fascino di essere inadeguato ad ogni conformismo.

Ma se guardando indietro trovava fosse colme di nemici o presunti tali, a guardare di lato e forse addirittura avanti, contava i rari che malgrado tutto gli erano rimasti affianco.

Una bilancia capace di misurare il valore degli uomini. La avrebbe costruita un giorno per gettare su di un piatto i numerosi nemici e sull'altro la metà dei pochi amici. Poter cosi avere prova di quello che in cuor suo sapeva già provato. Che non avrebbe esitato un istante a riperdere tante guerre per tenersi uno solo di quelli che si era trovato anche nella sconfitta affianco.

La vita aveva lo destinato all'amicizia vera di pochi piuttosto che quell'ipocrita dei tanti e Flavio quella sera ringrazio siffatta sorte.

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