giovedì 14 ottobre 2010

1389



Fra i tanti tatuaggi impressi sul corpo della bestia uno mi ha colpito: 1389.
Quando tentavo faticosamente di portare a compimento la mia tesi di laurea sulla comunicazione nelle guerre del ventesimo secolo, fra i vari conflitti uno divenne la mia magnifica ossessione: la "guerra umanitaria":I tre mesi di bombardamenti NATO sulla Serbia che segnarono l'amputazione finale di quanto rimaneva della Jugoslavia e la secessione del Kosovo a maggioranza albanese.

Per comprendere le ragioni di quella improvvida guerra fu necessario risalire indietro nel tempo. Dall'avvento di Milosevic, alla Jugoslavia di Tito e prima ancora l'occupazione italo tedesca e la resistenza slava nella seconda guerra mondiale. Poi la prima con l'assassino dell'arciduca a Sarajevo, le guerre balcaniche nell'ottocento e così via in un percorso a ritroso che si concludeva inevitabilmente nel 1389.

La nascita dell'identità serba.

I Balcani producono più storia di quanta ne consumino. E' La prima massima che imparai studiando quelle tormentate terre, dove le guerre, i torti subiti e quelli perpetrati, le rivendicazioni e i revanscismi, non si sedimentano ma si sommano. La storia non passa mai, condannata a un eterno presente. Rimane motivo perenne di rabbia, orgoglio e risentimento. Guerre di settecento anni fa che vengono usate per polemica politica oggi. Leader politici emergono e si impongono con comizi oceanici su campi di battaglia. Non nel 1933 ma nel 1989.


Ma torniamo al 1389. Le Termopili serbe.


Le sconfinate e invincibili armate turche presa la grecia si accingono a marciare sul cuore d'Europa. Fra gli ottomani e le porte del vecchio continente c' è il piccolo regno di Serbia e il suo leggendario re: Hrebeljanovic.

Le fonti storiche sono quantomai imprecise sulle dimensioni reali della battaglia, quel che è sicuro è che il novello Leonida perde la battaglia e la vita e con lui l'intera nobiltà locale.

Il luogo della carneficina si trasforma nella fornace dell'identità serba per i secoli a venire: Kosovo polje, o campo dei merli.

Perchè tut'oggi ci volano sopra i merli a beccare i cadaveri delle migliaia di caduti che riposano senza pace. In silenzio, però. Senza mai fischiare come vuole una bella poesia epica. La patria è quel luogo dove riposano gli antenati e lo sanno anche i merli.


I serbi, sconfitti ma non umiliati, per non rinnegare la fede ortodossa lasciano le loro terre ancestrali al nemico invasore e musulmano. Si ritirano più a nord, più o meno dove sorge l'attuale Serbia. Ma con la promessa eterna di tornare in quella che è la culla della loro civiltà, dove riposano i caduti e sorgono i millenari monasteri. La loro Gerusalemme promessa. Un intreccio di storia, mistica e religione così potente da volare sui secoli fino all'avambraccio di Ivan Bogdanov, il terribile ultrà che ha terrorizzato Marassi.


martedì 12 ottobre 2010

requiem for radiorock?


La scorsa settimana è morto Paolo Mazzullo, nome che a molti non dirà nulla, ma per chi segue l'etere romano significava Radiorock. L'unica superstite fra le radio libere, fondata nel 1985 e ancora viva oggi. Capace di fare numeri in termini di ascolti che molti network nazionali si sognano.

Io la cominciai ad ascoltare nel 1998, quando non avevo ancora vent anni e di musica ne ascoltavo poca e capivo zero. L'inizio di carriera da ascoltatore coincise con il "golpe di Mazzullo", ma all'epoca non mi accorsi di nulla o quasi.

Mazzullo, che era uno dei fondatori, sembra fece fuori larga parte dei soci, trasformando la radio da cooperativa di amici rockettari e incazzati, nella sua creatura. Ancora oggi, dodici anni dopo, esiste una webradio che rivendica il titolo di radiorock the original sul cui sito viene ricostruita con molta faziosità e malanimo la vicenda.


Per me la scoperta di quella radio (e quella musica) fu una folgorazione. Ricordo che la mia ragazza diceva, e come darle torto, che radiorock la riconoscevi subito: per i dj dal forte accento romano e ignoranti delle regole base del linguaggio radiofonico, per i silenzi troppo lunghi e l'italiano rabbrecciato.

Ma soprattutto la riconoscevi per la musica.

Con il tempo a quelle voci, così diverse dal resto del panorama radiofonico, finii con l'affezzionarmici e diventargli riconoscente. Perché mi aprirono un mondo. Il mondo della musica Rock.

Vuoi per le serate live, all'inizio semi deserte e poi capaci di riempire all'inverosimile le più grandi discoteche romane. Vuoi per il carattere leggero e cazzone che la radio, ripulita dagli integralisti del rock militante, aveva assunto. Vuoi per tanti motivi che è difficile individuare, all'inizio degli anni 2000 arrise alla radio un successo inaspettato. Vi si avvicinò un pubblico assai più esteso di quello duro e puro tradizionale che la seguiva da sempre. Potendo scegliere fra i dream theater e laura pausini accadde incredibilmente che il pubblico, almeno una parte significativa, optasse per i dream.

Inevitabile a partire da una data fluttuante fra il 2004 e il 2007 il lento declino. L'anima originaria sempre più smarrita. Le playlist degne di RDS. L'allontanamento progressivo e la sostituzione raramente all'altezza di quasi tutti i i dj. Da un giorno all'altro senza mai dare spiegazioni. Che per una radio in cui il contatto con il pubblico è essenziale, significa allontanare ogni volta parte dei vecchi ascoltatori.
Probabilmente alla base la scelta (che all'inizio aveva pagato) di allargare i paletti del proprio pubblico con la conseguente scomparsa dei generi musicali ritenuti meno popolari o di facile ascolto: hard rock, metal, gli emergenti. Ma anche il jazz il blues e l'elettronica (vabbè a me l'elettronica ha sempre fatto cagare).

Da anni la ascolto sempre meno, preferendole altro. E anche la notizia della scomparsa di Mazzullo mi ha raggiunto solo diversi giorni dopo.
Negli anni gli è stato detto di tutto. Ricorrenti le accuse di fascismo (e fondatore della nera radio alternativa nei '70, verità o leggenda non è dato sapere), a qualunquista ancora più di Grillo, fino all'essere l'ultimo comunista.
A me ha sempre ricordato per Pannella. Fondatore e divoratore del Partito Radicale ma soprattutto, e credo che a questo il vecchio radicale più di ogni altra cosa sia attaccato, padrone incontrastato di radio radicale.


Si dice che Mazzullo avesse un pessimo carattere, fosse uno sfruttatore, di sicuro non amava il dissenso interno. Oggi scorrendo il palinsesto della radio a colpirmi sono i nomi che mancano all'appello: Valentina Torresi, Elisa Gusberti, Claudia McDowell, Moonchild, Faber Cucchetti, Marco Terragni e scopro ora la mia preferita, forse l'unica capace di abbinare l'ottima musica a una conduzione simpatica e professionale, Jelena Milic.
Tutti, sembra di capire, allontanati per incomprensioni con il capo.
Della vecchia guardia sono rimasti solo prince faster , Emilio Pappagallo e Fabio Giannotti, chissà perchè non epurati dal Krono di casalbertone.


Un giudizio sull'ateo e sbattezzato Mazzullo forse non potrà darlo neanche il signore. Di sicuro lui se ne lamenterebbe non riconoscendogli alcuna autorità, sbraiterebbe minacciando querele e ritorsioni.
Però se fra tanti evidenti difetti, Radiorock è l'unica radio libera ad aver toccato i 25 anni di vita, qualche merito tocca riconoscerglielo. Nonostante i suoi sermoni insopportabili e sconclusionati, le bestemmie non sempre trattenute, le mille battaglie strampalate e quell'odore di alcol che passava attraverso le onde dei 106.6 FM.








lunedì 4 ottobre 2010

Calatrava, Belpietro, il popolo viola e un brufolo sul naso

Sono passato l'altro giorno per piazza San Giovanni al termine della manifestazione del popolo viola. Manifestazione assai meno partecipata della precedente, ma comunque abbastanza riuscita. Dieci, forse quindicimila persone mi sembra una stima ragionevole. Che non sono poche.
Per l'organizzazione mezzo milione. Aridatece Berlusconi.






Altro giro per la città, altra corsa. Città dello sport a Tor Vergata. Ancora non ho capito cosa sia, perchè stia venendo costruita e a cosa servirà. L'unica cosa certa è che doveva ospitare i mondiali di nuoto del 2009 e costare 60 milioni di euro. Forse sarà pronta per ipotetiche olimpiadi del 2020 e al momento è stimato un costo di 600 milioni. La medaglia d'oro delle stronzate se la è già meritata.



Berlusconi racconta una vecchia barzelletta sessista con bestemmia finale. Dopo averne raccontata un'altra sugli ebrei.
Ricapitolando: un vecchio puttaniere, maschilista, bestemmiatore e antisemita. Avrà il mio voto.


Tentato attentato a Belpietro. Non so se l'agente si sia inventato tutto perchè mitomane. Spero lo accertino le indagini. So che sono inaccettabili le prese di distanza, i distinguo, i non è che se la è meritata ma tutto sommato..., o peggio ancora. Si chiama strategia della tensione, si chiama terrorismo, abbiamo già dato.




La Roma perde a Napoli ed è penultima in classifica. La Lazio invece è prima solitaria. Ho toppato clamorosamente la formazione al fantacalcio e mi è spuntato un brufolo sul naso.




Urge un capro espiatorio.