mercoledì 25 maggio 2011

non ha paura? invece dovrebbe..


Ho sempre letto libri a cazzo. Alla veneranda età di 33 anni mi mancano quasi tutti i classici, quelli che quando parli con la gente seria fai finta di aver letto e invece non è vero. E anche quelli che ogni troglodita con la quinta elementare apparecchia affianco all'ombrellone ai cancelli di Ostia.
Allora qualche tempo fa ho deciso di smetterla di fare l'alternativo e mettermi alla pari. O addormentarmi nel tentativo.
I classici di solito mi annoiano. Non tutti, non sempre, ma in linea di massima si. Però non è di guerra e pace che voglio parlare. Non ho capito perché lo traducono dal russo se poi mezzo libro è in francese e nell'edizione che ho io non c'è traduzione. Se sapevo il francese magari compravo l'edizione francese. Saltare intere pagine fa passare la voglia di andare avanti, specie se già il malloppo di 1200 pagine è attraente quanto le pubenda di nonna papera.
Ma come dicevo non è dei classici che voglio parlare e temo si sia capito che alla fine guerra e pace lo ho accannato.
Veniamo ai libri italiani che vendono un milione di copie.
Faccio outing. Ho letto negli ultimi mesi: fuori da un evidente destino di Faletti, tre metri sopra il cielo di Moccia (!!!), io non ho paura di Ammaniti e la solitudine dei numeri primi di Giordano.
Dopo tale scorpacciata ho scritto una mail a Sandro Bondi pregandolo di ripensarci, di tornare ministro, perchè la cultura in Italia non può trovare esponente più adatto per essere rappresentata.
Diciamocelo, uno da Moccia non è che si aspetti chissà quale profondità di pensiero e se sei sopravvissuto al diario di Laura Palmer non saranno i pariolini di vigna stelluti a farti tremare. Così finito il libro sono andato a piazza euclide e ho tirato una catenata in testa al primo sedicenne con microcar capitato a tiro. Mi ha guardato negli occhi e abbassato lo sguardo, in fondo lo sapeva che era per il suo bene.

Faletti è invece la variante povera di Stephen King.Talmente povera che speri gli stenti lo conducano rapidamente nell'al di là giusto per gustarti l'elogio funebre. Segnarti il nome dell'oratore e poi aiutarlo a raggiungere il commissario Vito Catozzo dove le puntate di drive in non finiscono mai e le tette di Carmen Russo sempre sode.
Non ha un cazzo da dire ma lo dice malissimo. Tanta azione, frasi corte e personaggi semplici semplici. Leggere Faletti però ha un grande pregio. Ti fa sentire intelligente. Sai sempre quello che sta per scrivere. L'assassino è il maggiordomo o al massimo Pisapia.

Di Ammaniti e Giordano bisogna parlarne. Se questi sono gli autori bravi, che vincono i premi prestigiosi e si atteggiano a intellettuali a la page meritiamo che l'italia dichiari guerra agli USA e La Russa sia il comandante in capo.
Libri brutti si sono sempre scritti e la gente li ha sempre graditi. Vedere Moccia e Faletti prego. Qua siamo però in un campo diverso e forse inesplorato, quello dei libri destinati a essere ignorati, scritti da degli sfigati, che parlano di altri sfigati e che invece di rimanere per sempre nell'hard disk sfigato, invadono le librerie e spaccano il mercato.
In comune oltre la noia hanno l'essere entrambi romanzi di formazione. L'età dei protagonisti cambia, il contesto pure ma la speranza che i protagonisti a un certo punto vengano abbattuti da una sventagliata di mitra rimane identica e purtroppo frustrata.
Dostoevskji scontò un periodo di detenzione in Siberia. Sembra che prima fosse uno scrittore modesto. Io non ce l'ho con Giordano, Ammaniti e neanche con Faletti. Forse un pò con Moccia, ma solo perchè un tempo a ponte Milvio si era soliti radunare il comitato di benvenuto al pullman della squadra ospite della Roma. Adesso anche per colpa sua niente più party con i bergamaschi, ma aperitivi alla milanese.
Dicevo di Dostoevskji, dati gli ottimi rapporti con la Russia di Putin non è che si potrebbe organizzare un corso di scrittura creativa alle isole Solovki? Sentire Baricco se interessato.