domenica 17 febbraio 2008

quest'uomo è mostruoso


La prima volta che lo vidi recitare, nonostante all'epoca fosse già un affermato attore, protagonista di decine di pellicole, impersonava un giovane ragazzo di Belfast risucchiato nel girone dantesto della repressione antiterroristica scatenata dall'Inghilterra in seguito ai troubles in Irlanda del Nord.
Era in nome del padre di Jim Sheridan, un signor film che narra di eventi tragici con una dolcezza rara e che è oggi più che mai di attualità.
E già lì si intuiva che il ragazzo fosse in gamba.
Ma quello che mette in piedi in gangs of New York e soprattutto in there will be blood possiede qualcosa di innaturale. L'artista che ha venduto l'anima al diavolo è un topos abusato ma il sospetto che Lewis qualche patto col maligno lo abbia fatto davvero, non me lo toglie nessuno dalla mente.
Lo sguardo carico di quell'odio ancestrale e terribile non è possibile apprenderlo in nessuna scuola di recitazione, mentre gli occhi di Daniel Plainview, il cercatore di petrolio, assumono un intensità che gela il sangue e sembrano andare oltre il "calarsi nella parte". Una sovraesposizione carica di emozione ma sempre credibile. Talmente credibile da far realmente paura. Una cattiveria che ne fa l'antieroe per eccellenza, uno dei personaggi più malvagi del cinema contemporaneo.

Non so se per sua scelta o meno, con quest' ultima fatica Lewis diventa l'icona dell'origine nera della società americana. Se ciò era esplicito in Gangs of New York, qua il concetto va sfumando man mano che viene messo a fuoco l'obiettivo. L'aggressione iconoclasta ai miti fondatori degli Stati Uniti, in questo caso il self made man, continua, lasciandoci un'altro tassello del lavoro di ricontestualizzazione della fondazione della società americana in atto. Un'operazione che procede quasi esclusivamente su pellicola ma che fa onore alla spesso criticata 'industria cinematografica di un paese ancora giovane, però oggi (finalmente) capace di indagare sulle proprie origini. In maniera fracassona, holliwoodiana, ma spietata.
E non credo sia un caso se rispetto a quella retrospezione storica di cui non è capace il potere, è debole il mondo accedemico e rinchiusa uno stretto recinto la letteratura, sia protagonista (e con tanta efficacia) il cinema. Che proprio in quel crogiuolo di falsi miti e speranze che sono gli states di fine '800 inizio '900, vede la propria affermazione come forma di arte (e consumo) tipica della società capitalista in via di edificazione.
Bellissimo e profetico poi il titolo inglese (there will be blood appunto) putroppo banalizzato nell'italiano il petroliere.

L'unico appunto è che un film grandioso come questo rischia di essere cannibalizzato dalla bravura del protagonista, ma temo che oggi nessun regista, sceneggiatore o soggettista possa ideare una storia che non venga divorata dal diavolo sotto le apparenze di Daniel Day Lewis.

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