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birra artigianale: too much italian

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Sono reduce da un breve ma intenso viaggio in USA e Canada di cui parlerò magari anche per altri motivi, ma la questione che mi sta a cuore adesso è fissare alcune considerazioni sul per me importante mondo della birra che qua chiamiamo artigianale e che vede senza dubbio negli USA il principale attore mondiale da anni. Insomma voglio spalare un po' di merda sulla scena birraia italiana. All'ombra del colosseo, come del duomo o della torre di Pisa, la produzione brassicola di qualità avviene esclusivamente al di fuori del circolo dei giganti industriali noti a tutti. Non dico negli scantinati ma poco ci manca. Così che le uniche birre decenti sono realizzare da piccoli microbirrifici spesso più vicini alla logica dell'homebrewing che alle regole che soprintendono un processo industriale. Micro che non arrivano al decennio di vita e spesso neanche al lustro. Di questa realtà carbonara ci si autocompiace. Tanto che sembra obbligatorio apparire dei disadattati nerd convint...

Bush spiega il piano Paulson alla plebe

Cari concittadini! Mi rivolgo a voi morti di fame, voi che siete pieni di debiti e non ce la fate ad arrivare a fine mese, voi che avete comprato una casa che ora vale meno della metà, voi che per fare un master avete contratto un mutuo ventennale. Bene, voi classe media, voi classe che sogna di essere media e invece è minima, dovete sapere che i super ricchi hanno un problema. Un grosso problema. I super ricchi per diventare tali sembra abbiano compiuto qualche leggerezza e ora rischiano di diventare un pò meno schifosamente ricchi. Non è questo il momento di cavillare su chi sia il colpevole o quale sia la colpa. Tanto anche se ve lo spiegassi siete troppo stupidi per capirlo. Anzi quando lo hanno spiegato a me, manco io che sono il presidente e comandante in capo lo ho capito. Quello che conta sapere è però che gente da due milioni di dollari l'anno rischia di veder diminuire il numero di servitori, di posticipare l'acquisto dello yacht, o peggio ancora di rimanere disoccu...

Fine di un'epoca

Come temevo il costo dello tsunami finanziario sarà scaricato sui contribuenti americani e di riflesso su tutti noi. Il piano che il segretario del tesoro Paulson, ex dirigente di Goldman Sachs, la più grande banca di investimenti mondiale e principale responsabile del disastro, ha presentato al congresso si sostanzia di tre striminzite paginette. Che se approvate obbligheranno il dicastero dell'economia a comprare i titoli spazzatura dalle banche in crisi a prezzo pieno. Piano ribattezzato prontamente dagli osservatori indipendenti Cash for Trash. Settecento miliardi di dollari. Questo il costo previsto al quale va aggiunto il denaro sganciato per i vari salvataggi di AIG, Fannie e Freddie ecc ecc. Totale almeno mille miliardi di dollari. L'intero debito pubblico italiano, Cinque volte la guerra in Iraq. Denaro che con ogni probabilità dovrà essere stampato dalla FED con la conseguente crescita esponenziale dell'inflazione. Ma anche svalutazione del dollaro e rincaro de...

rimpiangere Bush?

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Nei mesi scorsi più sembrava certa la vittoria di Obama e più mi perplimevo. Al di là del colore della pelle mi sembrava troppo poco americano, non ce lo vedevo l'elettore medio scegliere un presidente decoroso, non incline alla sbruffoneria e che non promette di nuclearizzare il mondo se al super bowl non si rimpinza di popcorn. Se alle presidenziali fossero ammessi al voto gli abitanti del resto del mondo Obama straccerebbe la concorrenza, tanto è che è stato il primo politico della storia a ad aver tenuto comizi giganteschi in paesi diversi da quelli dove era candidato. Ed è stato un autogol. McCain lo ha accusato di sembrare una rockstar e non ha tutti i torti. Il rischio però è quello che la popolarità di Obama finisca ad assomigliare più a quella di una pop star. Una canzone per l'estate e via. Nel dimenticatoio. McCain è partito invece lento, ha subito la sovraesposizione mediatica di cui ha beneficiato il suo rivale nel lungo e incerto scontro con Hillary, ma ha ...

Non ho sonno

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Salve. Sono il presidente degli Stati Uniti. O forse lo sono stato qualche anno fa non conta. La mia vita è piena e ricca di soddisfazioni di ogni tipo, sono l'uomo più potente del mondo che diamine! La storia giudicherà il mio operato, ma in cuor mio sono convinto di aver operato per il bene del paese seguendo sempre il volere di Dio. Eppure ho un cruccio. La notte non dormo. Voi forse penserete che ciò è il minimo e che di motivi ne dovrei avere centinaia, ma siete solo degli sporchi antiamericani nemici della libertà e della democrazia. Io la notte non dorme perché un popolo soffre. Sbagliato. Non sono gli iracheni, gli afghani e men che mai i palestinesi. E non si tratta di nessuno di quelli sulla cui capa ho sganciato tonnellate di democrazia. Il popolo che soffre è quello albanese del Kosovo . In verità non ho le idee chiarissime su dove si trovi, immagino vicino la Slavonia e comunque in Europa da qualche parte. Già l'Europa. Sembra che quel vecchio e rincoglionito...

quest'uomo è mostruoso

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La prima volta che lo vidi recitare, nonostante all'epoca fosse già un affermato attore, protagonista di decine di pellicole, impersonava un giovane ragazzo di Belfast risucchiato nel girone dantesto della repressione antiterroristica scatenata dall'Inghilterra in seguito ai troubles in Irlanda del Nord. Era in nome del padre di Jim Sheridan, un signor film che narra di eventi tragici con una dolcezza rara e che è oggi più che mai di attualità. E già lì si intuiva che il ragazzo fosse in gamba. Ma quello che mette in piedi in gangs of New York e soprattutto in there will be blood possiede qualcosa di innaturale. L'artista che ha venduto l'anima al diavolo è un topos abusato ma il sospetto che Lewis qualche patto col maligno lo abbia fatto davvero, non me lo toglie nessuno dalla mente. Lo sguardo carico di quell'odio ancestrale e terribile non è possibile apprenderlo in nessuna scuola di recitazione, mentre gli occhi di Daniel Plainview, il cercatore di petrolio, as...