sabato 1 marzo 2008

Absurdistan


Invaghito ormai da qualche tempo della Russia dei russi e ahimè solo virtualmente delle russe ho macinato questo folle romanzo con grande curiosità.
L'autore anzitutto è russo poco più di me essendosi trasferito negli USA da San Pietroburgo (all'epoca Leningrado e come ama chiamarla San leningrado) all'età di sette anni ma proprio sulla doppia identità del protagonista, potentemente autobiografico, realizza una storia che appartiene tanto alla tradizione fantastica e satirica russa quanto al romanzo di formazione americano.
Insomma ci si muove fra Snack Daddy, l'obeso studente di multiculturalismo a New York e Misa, il figlio di un oligarca ebreo miliardario della mafia russa.
Se le prime pagine scorrono, senza particolari sbalzi, negli states dove facciamo la conoscenza del protagonista e dell'universo variegato e decadente che gli gira intorno, è nella natia Russia che il romanzo spicca decisamente il volo.
Una Russia in cui Misa approda per salutare il padre e da cui vorrebbe andare rapidamente via se ciò non fosse impedito dalla malsana idea paterna di assassinare un imprenditore dell'Oklahoma, precludendo così al figlio ogni possibilità di fare ritorno negli USA.

E l'unico modo per fuggire dalla prospettiva Nevskji e dalle notti bianche diventa la misconosciuta Repubblica dell'Absurdisvani, terra di imbrogli e corruzione, dove acquistare un passaporto belga è alla portata di chiunque sia in grado di pagare il giusto.
Ma proprio mentre il nostro eroe sembra assaporare il gusto dei cavoletti di Bruxelles esplode una bizzarra guerra civile tra le due etnie che si dividono il caucasico paese: Sevo e Svani
Il poggiapiedi sulla croce di nostro signore Gesù Cristo pende a destra o a sinistra? Le implicazioni teologiche sono esplosive come le cannonate che i mercenari tireranno sulla capitale Gorbigrad colpendo un giorno il quartiere Sevo e un altro quello Svani.

E Misa sempre più sofisticato e malinconico rimane ostaggio della famiglia della nuova fiamma, desiderosa di sfruttare la sua poco sentita appartenenza alla diaspora ebraica da farlo Ministro del multiculturalismo e dell'amicizia Sevo Israeliana.
Da stampare la missiva che scrive al governo di Tel Aviv per stipulare l'alleanza fra i due popoli.

Fra compagnie petrolifere desiderose di di mettere le mani sulla piattaforma di perforazione FIGA 6, mercenari ucraini, alberghi cinque stelle, agenti del Mossad, Hullyburton (ribattezzata dai locali Golly Burton) American Express, prostitute e ogni genere di intrallazzi la vicenda snoda in maniera surreale, ironica e tragica.
Fino alla presa di coscienza finale, dove ogni apparenza viene smascherata e la realtà si dispiega per quello che è: un enorme bluff sfuggito di mano.
Un puzzle in pezzi che gioca con l'esplosione dei paesi ex sovietici, gli interessi delle corporation e con le percezioni. La percezione che ogni popolo vorrebbe dare di sé all'opinione pubblica globale per guadagnarsi una favorevole copertura mediatica, desiderabile scorciatoia ai finanziamenti dell'onu, ai dollari usa o male che vada alla carità europea.
Ma soprattutto la percezione che ha di sé stesso un figlio della globalizzazione in lotta fra la pesante eredità paterna e l'acquisito status occidentale, con tutto il suo carico di malinconia e indeterminatezza.

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