sabato 2 maggio 2009

la Roma, Caltagirone, i Flick, lo stadio e il futuro della città



Due settimane fa durante una trasmissione sportiva non molto seguita, un conduttore non troppo amato annuncia che l'AS Roma è stata venduta. Il pacchetto di maggioranza è passato dalla famiglia Sensi alla famiglia Flick, facoltosi imprenditori tedeschi.
Apriti cielo.
Nei giorni a seguire la notizia è stata solo in parte smentita dalla società che ha dovuto ammettere l'esistenza di una trattativa. Trattativa che però a oggi non è andata ancora in porto ed è anzi trapelata da parte dell'attuale dirigenza l'intenzione di mantenere il controllo dell'unica società facente capo al disastrato gruppo Italpetroli (la controllante della Roma) capace di generare utili.

Questi i fatti al 2 maggio.

Io non credo che i Flick o chi per loro abbiano seria intenzione di comprare alcunché. Anzi più passano i giorni e meno appare chiaro, da chi sia costituita la cordata nonché di quale entità sia la proposta avanzata per avere il famoso 51%. Una scena già vista.
Un anno fa la Roma andò vicina a essere ceduta al magnate americano Soros, cessione che poi non si concretizzò per l'ostilità dei Sensi a vendere. Almeno questa è la verità dominante.
Un anno fa la Roma era a 30 minuti dalla fine del campionato campione d'Italia e in procinto di alzare la sua nona coppa nazionale dopo aver ben figurato in Europa. La posizione dei Sensi era solida.
perché non vendettero?
Se avessero accettato l'offerta americana, vendendo alla cifra proposta non sarebbero riusciti neanche a coprire la totalità dei debiti verso Unicredit perdendo inoltre quell'influenza mediatica e politica derivante dal possedere la Roma, che consente agli eredi di Franco Sensi di tenere a galla una holding di fatto fallita da anni.

Ora le cose sono assai cambiate. La squadra sta terminando un campionato disastroso, costellato da sconfitte e umiliazioni, mentre si prospetta una campagna acquisti segnata dall'allontanamento di alcuni pezzi grossi e l'arrivo di sconosciuti giovani di belle promesse.
La piazza è delusa e pronta a contestare dopo aver sostenuto forse oltre il dovuto la banda Spalletti.
La società è nell'occhio del ciclone. Un altro diniego a passare la mano dopo quello opposto a Soros, scatenerebbe le ire della folla e di tutta l'opinione pubblica romana.

Qua inizia la manovra di Francesco Gaetano Caltagirone, il padrone vero e indiscusso di Roma da decenni.
L'uomo è il palazzinaro per definizione, a capo di un impero fatto di cemento ma non solo che non ha eguali in Italia. E' ammanicatissimo in ogni ambiente che conta e cosa che ha una sua importanza, è il suocero di Piffi Casini, da quando il segretario dell'UDC ha preso in moglie in seconde nozze la bella figlia dell'imprenditore, Azzurra.

Francesco Gaetano però non ama la luce dei riflettori e pur essendo proprietario di un discreto numero di giornali (tra cui il messaggero) e TV locali (T9, Teleroma 56), raramente appare in maniera diretta.

Dietrologia.
Tornando a bomba. Fabio Alescio, il giornalista romano che ha portato alla luce la vicenda Flick, è come molti dei pennivendoli nostrani un'abbastanza illustre raccomandato. Ovvero il pupillo di Luciano Ciocchetti, il plenipotenziario dell'UDC romana. Il partito di Casini ma a Roma più che altrove il partito di Caltagirone.

Come ha fatto un giornalista di second'ordine a fare un simile scoop, raccogliendo un'informazione di cui neanche i beninformati sospettavano nulla?

A dispetto delle certezze espresse dal conduttore però la cordata Flick non conclude e appare sempre più probabile una loro defezione dalla trattativa. La credibilità di Alescio sarebbe in tal caso distrutta, ma proprio per lo scarso spessore del personaggio, il fatto che sia stato lui e non altri e più prestigiosi nomi della stampa romana a esporsi, la dice lunga.

Scenario futuro.
La Roma non vende. Conclude in malo modo il campionato e sui giornali si rincorrono i titoli sulla cessione di questo o quell'altro giocatore. Il tecnico che parte, i malumori della squadra, i media locali che aprono il fuoco a palle incatenati sulla Sensi. La folla reclama la testa di Rosella, accusata per interesse privato di aver negato alla Roma un futuro all'altezza della sua tifoseria.

Il salvatore della patria.
Qua entra in campo Francesco Gaetano Caltagirone. Forte del sostegno popolare, dei media, delle banche, della Roma che conta, lancia un offerta per rilevare la società inferiore rispetto a quelle pervenute in precedenza. Trovandosi di fronte una controparte indebolita e ferita.
Vendere accettando un offerta che fino a quel momento sarebbe stata considerata irricevibile, o tenere la società e andare incontro a una contestazione durissima?

Nessuno ha mai osato fra le mura aureliane sfidare Caltagirone e dubito sarà la Sensi la prima a uscire vittoriosa in un simile scontro.

Perchè Caltagirone si muove oggi?
Dagli anni settanta ogni volta che la Roma andata in crisi è stato accostato il suo nome a quello della squadra. Ma ha sempre chiaramente affermato che a lui il calcio non interessa(va).
La sua religione è sempre stata low profile. Tanto è che il personaggio non è così noto. E con il calcio ci si fa per lo più nemici quando lui invece ama essere amico di tutti. Quanto meno quelli che contano.
A chi giova infastidire il Milan di Berlusconi o la Juve di Agnelli? lontano dai riflettori è meglio. Sempre.
Ma ora le cose cambiano. Per motivi che un giorno qualcuno dovrà chiarire si è deciso che a Roma dovranno sorgere due nuovi stadi. Uno per la Roma e uno per la Lazio. Perché l'olimpico è inadatto alle partite di calcio. Lo stadio ristrutturato diciotto anni fa con una spesa di allora 300 miliardi, è scomodo e la partita si vede male.
Già me li immagino i dirigenti del Coni, il sindaco e gli assessori, i pennivendoli e i banchieri, dannarsi l'anima perché dalla curva sud il pallone non si vede. Come se a questa gente, che se proprio un piede alla partita lo mette, è nell'elegante, gratuita e dall'ottima visibilità, tribuna d'onore, fregasse qualcosa della visibilità dalle curve.

Eppure oggi quella dello stadio costruito apposta per il calcio è diventata la priorità nazionale.

Il business.
Non so se sorgerà davvero lo stadio delle meraviglie, non vedo motivo per cui degli imprenditori dotati di raziocinio dovrebbero investire i centinaia di milioni di euro cash, senza concrete speranze di rientro in tempi umani.
A meno che...
Colpo di scena. Lo stadio, nei progetti dei novelli benefattori, andrebbe a inserirsi in un assai più vasto piano che mira a realizzare una bella cementificazione stile anni 60. Lo stadio come specchietto per le allodole. Lo stadio come piede di porco per violare le prescrizioni del piano regolatore. Lo stadio come pretesto.

Poi magari alla fine lo stadio per i soliti veti burocratici manco nasce, ma intanto un altra ponte di nona è bella che costruita.
Nuovi terreni sono passati miracolosamente da agricoli a edificabili, quindi edificati e infine venduti.
Opere accessorie, servizi, strade, fogne, scuole, parchi e biblioteche sarebbero tanto per cambiare a costo e carico della collettività e probabilmente mai realizzate.
Un altro scempio edilizio fuori da ogni idea di urbanizzazione e in barba a qualsiasi speranza di sviluppo sostenibile.
Più o meno quello che i Caltagirone hanno sempre fatto dagli esordi negli anni cinquanta e quello che oggi è possibile ancora fare grazie al nuovo stadio per il calcio.

Ecco perché la Roma passerà a Francesco Gaetano Caltagirone.

1 commento:

sp ha detto...

quando leggo questi post m'incazzo. ma te che ci stai a fare li' dove stai? il giornalista d'inchiesta, devi fare!