martedì 11 gennaio 2011

...e mo so cazzi



Dopo aver terminato di vedere la seconda serie di romanzo criminale mi sono rivisto anche la prima. Per par condicio.

E qualche giudizio mi sento di spararlo: la prima è superiore ma la seconda regge.


Rivedendo i vari episodi si notano alcune ingenuità, qualche scelta approssimativa e forse anche un paio di buchi narrativi, soprattutto nel finale della seconda serie dove le ultime puntate sono un po' tirate via. Ma il risultato resta sorprendente. In Italia non si è mai vista una roba così. Scritta bene, girata meglio, recitata da attori veri.



Si potrebbe dire che per raggiungere tale risultato è bastato ripescare nel cinema di genere degli anni 70, attualizzare il poliziottesco e sfruttare l'indubbio interesse che le vicende legate alla banda della magliana hanno finito con l'avere grazie a numerosi libri, non da ultimo quello da cui è tratta l'omonima serie, presso un pubblico assai vasto.


E RC in effetti sfrutta l'effetto scia, pesca nella tradizione cinematografica stupidamente sepolta dei vari Roma violenta, Milano calibro 9, ma effettua un'operazione assai più sofisticata dal punto di vista televisivo. Un'operazione che probabilmente non sarebbe stata pensabile se qualche anno prima non fosse andata in onda una serie antitetica nello stile e nello spirito: Boris.



Per molti RC versi fa a Boris quello che Marx aveva fatto con Hegel. Partendo dalle stesse basi lo ribalta e ne diventa l'antitesi.


Boris ci mostra come la televisione in Italia sia un prodotto di livello infimo, realizzata da incapaci, cialtroni, raccomandati e destinata a un pubblico di lobotomizzati. Una televisione diversa è teoricamente praticabile (Boris ne è l'esempio) ma solo come prodotto di nicchia, in grado di imporsi a un pubblico che solitamente la televisione non la guarda proprio.
Al pubblico di Boris la TV sta sul cazzo. Gli autori lo sanno e proprio a quell'audience intimamente snob si rivolgono.


A dover trovare un precedente guarderei ad alcuni format mediaset anni 90 rapidamente accantonati come Ciro, oppure le prime edizioni delle iene o a Chiambretti d'antan, senzaltro blob e la tv delle ragazze.
Il senso di fondo della serie viene disvelato chiaramente dal megaproduttore di rete, il dottor Cane: la tv è come il colosseo, vecchio, zozzo e pieno di buchi ma la gente lo guarda lo stesso.


Boris non aspira a cambiare questo panorama ma più modestamente se ne fa beffe. Mostrando però come esistano degli autori, degli sceneggiatori, dei dialoghisti, bravi e capaci di buttare giù dei testi con i controcazzi. Che esistessero anche degli attori decenti lo sospettavamo già, ma fra i meriti della serie c'è anche la scelta del cast in larga parte individuato fra le icone del pubblico tele snob come Calabresi e la Guzzanti junior.


Romanzo Criminale parte dove Boris abdica. Per certi versi romanzo criminale è "medical dimension", la serie protagonista della terza stagione di Boris, che dovrebbe imporsi come l'erede "di qualità" degli occhi del cuore.

L'ultima serie è forse quella meno riuscita dal punto di vista televisivo. I personaggi, le battute, le storie sanno di già visto, ma è anche la più didascalica delle tre. I rimandi fra fiction-fiction e fiction-realtà sono continui. La metatelevisione è il protagonista assoluto della narrazione.


Una sorta di storia infinita dove il mondo di Atreju e quello di Bastian dialogano di pagina in pagina, di episodio in episodio. Gli occhi del cuore-Bastian è la vecchia tv, quella girata a cazzo di cane e da attori cani pure in foto. Boris-Atreju è la tv di qualità, scritta da autori innovativi, con tecnici competenti e attori scelti con criterio. Una serie però che esiste però solo come parassita del mondo di Bastian-occhi del cuore. Un inversione pirandelliana di realtà e finzione che si complica ulteriormente quando occhi del cuore lascia il posto a medical dimension.

Qua gli autori escono dalla metafora e affrontano di petto la questione della qualità in televisione: Dato che le prime due serie di Boris-Atreju hanno avuto successo, perchè allora non proiettare nel mondo di Bastian le conseguenze di tale risultato? Medical dimension è la tv che apprende la lezione di Boris, dove i mille compromessi del passato non trovano più posto. Ma nel contesto del disastro social culturale della RAI come sineddoche dell'Italia, non vedrà mai la luce perchè il nulla ha la meglio, costringendo Atreju a ripegare ancora una volta su su Bastian in un'ennesima serie degli occhi del cuore ancora più raccogliticcia delle precedenti.

Per gli autori di Boris la qualità può essere uno scherzo, una parodia ma non può diventare la normalità. Almeno nel qui e ora dell'Italia di oggi. Un paese che gli autori disprezzano e nel quale non nutrono alcuna speranza.


Peccato che RC invece non solo arriva ad essere prodotto ma diventa un clamoroso successo. Con buona pace del disfattismo di sceneggiatura democratica.

Gli autori di Boris si accontentano di far ridere una fetta assai ristretta del pubblico potenziale, quello che sentono loro più prossimo. Perchè al di fuori della nicchia c'è solo il nulla della D'Eusanio e ogni tentativo di cambiamento è velleitario.

RC è invece un prodotto destinato a grandi numeri. La qualità che in Boris è un vocabolo strausato per signficare proprio la sua totale assenza nelle produzioni televisive, qua diventa l'elemento distintivo di un operazione che è commerciale nel senso neutro del termine.


Non giro un ottimo prodotto per segnare la mia diversità dal resto del panorama televisivo che non mi apprezza e non mi dà modo di emergere, ma giro un buon prodotto per conquistare quel pubblico a cui attribuisco maturità ed intelligenza.


RC diventa l'indice puntato verso le altre produzioni che preferiscono trincerarsi dietro i limiti congeniti della serialità italiana. Alla fine è sempre colpa di Berlusconi, o del sistema che è malato e siamo tutti assolti.


Il riferimento è chiaramente alle impensabili libertà che RC si concede in termini di linguaggio e di immagini. Le scene di sesso sono credibili come mai visto prima, senza ammiccamenti o pruderie. I dialoghi pieni di parolacce senza suonare volgari. E il discorso potrebbe estendersi al sottotesto politico che scorre parallelamente alla serie, che non rifugge l'ecumenismo.


RC si inserisce nella crepa aperta da Boris e la allarga fino a far crollare il muro. C'è solo da augurarsi che non rimanga un episodio isolato, e che finalmente anche su RAI e Mediaset si possano vedere serie che procurino sentimenti diversi dall'imbarazzo e la vergogna.