venerdì 15 febbraio 2008

Pierferdy e il nucleare


Quando ci si interroga sulla qualità dell classe dirigente italiana mi viene in mente Casini.
Ed è tutto dire.
Sono diversi mesi che va cianciando di nucleare ogni volta che appare sugli schermi.
Personalmente non sono contrario a prescindere all'energia nucleare ma reputo gli aspetti negativi tali da sconsigliare qualsiasi investimento in questo settore semplicemente perchè aniteconomico.
Ma torniamo a Pierferdy.
Ogni volta che ne ha l'occasione, il bel romagnolo perbenista la sfrutta per spiegarci quanto sarebbe utile al paese costruire nuove centrali e tornare all'energia dell'atomo.
Ieri però in studio da Santoro, oltre che i consueti giornalisti caproni c'era uno scienziato. Ed è emerso un fatto insperato. Cioè questo grasso e vecchio premio Nobel ha avuto la facoltà di parlare per 30 secondi del nucleare senza limitarsi a slogan ad effetto.
Le cose affermate da Rubbia sono scontate per chiunque abbia perso almeno dieci minuti a documentarsi sulla questione, ma sconosciute alla platea che si limita a guardare l'informazione televisiva. E al fellone mondo politico.
Le centrali nucleari sono molto costose. Per costruirle servono anni. Iniziandone la costruzione oggi non vedremo il primo watt prima di un decennio. L'uranio costa sempre di più e se ne trova sempre meno. il costo dell'energia prodotta è estremamente alto. Rimane il problema delle scorie.
Bene. Il bel pierferdy sembrava un bambino imbambolato. Come se qualcuno avesse osato dirgli che Babbo Natale non esiste. Di fatto di nucleare non ne sa nulla, ma va cianciandone in ogni trasmissione. Ignora tutte le problematiche relative, gli ostacoli da affrontare, le questioni sul tappeto e ne parla solo perchè è un argomento che in televisione gli fa fare la parte di quello intelligente e moderno.
Ma è chiedere troppo a un politico che si candida a guidare il paese di sapere quello che dice? di documentarsi? di non parlare a vanvera?
sembrerebbe di sì.
Le malelingue sostengono inoltre che l'interesse di Casini sia meno ingenuo di quanto appare. Le centrali da costruire e che renderebbero l'Italia indipendente sul piano energetico, come se l'uranio non fosse da importare esattamente come il petrolio, non vedrebbero mai la luce senza un sostanzioso, se non esclusivo contributo pubblico. Quindi il nucleare, o meglio la costruzione delle centrali, come un investimento altamente remunerativo fatto da privati con il soldo pubblico. E si parla di qualche decina di miliardi di euro.
Hai visto mai che il nuovo genero di Piffi, il costruttore Caltagirone, sia interessato al business?

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