lunedì 25 agosto 2008

pechino 1 l'inaugurazione


I cinesi giocano a fare i cinesi ma se ne vergognano un po' e decidono di non strafare. Come Bubka che migliora il record di salto in alto ma solo di un centimetro alla volta. Così per non sembrare aggressivi.
Prima mezzora come te l'aspetti. Coreografie stellari, migliaia di comparse che si muovono come un sol'uomo e cartolina di un'organizzazione perfetta francobollata e spedita a tutto il mondo.
Le grandi scoperte dell'umanità rivendicate come cinesi e la celebrazione di una civiltà antica pacifica e aperta. Mancano gli ultimi due secoli ma meglio non irritare il pubblico occidentale e fingere che il celeste impero non sia collassato sotto le cannonate della royal navy.
Poi un lento calare, un diminuendo di sensazioni inatteso ma meditato con tanto di pacchianata finale dell'accensione della torcia ad opera di un maratoneta volante. Tante sequenze di artisti solitari e spettacoli corporei non particolarmente brillanti. L'identità individuale che si manifesta in tutta la sua banalità. Per la serie Mao è morto e non lotta più insieme a noi, come è bello essere persone singole e la falce e martello campeggia solo sulla bandiera anzi a dire la verità manco più là.
Almeno sui fuochi di artificio hanno voluto mostrare di essere super potenza vera. Mai visto nulla di simile e in una cerimonia spesso ad uso e consumo delle riprese televisive, i fuochi se li sono goduti soprattutto i presenti e deve essere stato un grande spettacolo.
Voto: 8
Giudizio: il 10 era alla loro portata ma tra la volontà di stupire e il senso di colpa il secondo ha avuto la meglio.

mercoledì 6 agosto 2008

per un'etimologia del passo dell'oca


Sab muller eins.


Consiglio di amministrazione di fine anno.


Ultimo piano di un grattacielo vista su Francoforte.

Lungo tavolo di radica scura. Siedono, tutti rigorosamente vestiti di nero, i più alti manager aziendali. A un'estremità il capo. Ottanta cinque anni di sole e acciaio. Silente, impassibile, pesanti occhiali da sole coprono occhi di ghiaccio.

il fondatore di un impero nato come fabbrica di sandali di iuta. I più amati dagli hippy negli anni sessanta. Ora una delle multinazionali più ricche del mondo. Con le mani in ogni sorta di pasta. Farmaceutica, tecnologie militari, trivelle petrolifere, solventi e vernici, borsette e palloni. Ma anche OGM, pale eoliche, microconduttori, mescole, materiali per l'edilizia. E sandali.
Dal taglio alternativo, apparentemente economici ma di gran modo nella gioventù progressista di ogni paese. Un nome per ogni prodotto però. Difficile ricondurre tutto quel business ad un tavolo. Di radica scura.

Capo, gli utili di quest'anno raggiungono i due virgola tre trilioni di euro, in crescita del 4% sull'anno precedente.


bene.


potremmo abbattere le tasse portandoli alle cayman.


un altra voce.


potremmo ingrandire la factory in Cambogia.


ancora un altra.


potremmo dividerli in stock option.


il capo tace.


prende un assegno.


immette l'astronomico importo e poi lo firma.


beneficiario: il partito nazista dell'Illinois.


il primo amore non si scorda mai.


il passo dell'oca marcia su comodi sandali liberal.

martedì 5 agosto 2008

46

Pian piano ci si abitua. Ma non è ancora casa mia.
Ci sono otto supermercati in duecento metri. Ma fare la spesa da Panorama era più facile. C'è la metro vicina, ma io continuo a muovermi con lo scooter. Raggiungo lavoro in dieci minuti, prima ce ne volevano quindici.
Trastevere e il centro sono decisamente più vicini, ma gli amici a colli aniene assai più distanti. Certo, ho ottomila pizzerie e ristoranti nei paraggi e due multisala raggiungibili a piedi. Nonchè feltrinelli dietro l'angolo. E non ci sono zanzare. E la casa non raggiunge la temperatura di fusione del nocciolo d'estate o i zero gradi Kelvin d'inverno.
I vantaggi ci sono. Specie quando rimango solo. Ma non ne beneficio appieno. Va bene ma dovrebbe andare meglio.

lunedì 4 agosto 2008

103

un nome nell'ottone è scolpito nella roccia?