lunedì 23 febbraio 2009

extraparlamentari



Raramente è capitato di vedere un così largo movimento sociale, come quello che si è raccolto intorno alle spoglie della povera Eluana, rimanere privo di qualsiasi sponda parlamentare (e di conseguenza mediatica).
Perchè non si è trovata una forza politica capace di coagulare l'indignazione popolare verso la proposta governativa di espropriare i cittadini dalla libertà di scelta rispetto a un tema che è il più privato possibile?

A furia di parlare dei cattolici in politica si è finito col credere davvero che questi siano una larga maggioranza, potente e organizzata,capace di muovere i sottili fili della politica italiana.
Anche cosi fosse sti cazzi, perchè le battaglie si combattono anche quando non si è certi di vincerle. Ma così non è!
Non esiste "l'elettorato cattolico" almeno come viene descritto dai media. Esiste una fetta di popolazione più o meno abbondante, che si definisce cattolica ma che poi ragiona, vota e vive secondo la propria testa.
Non conosco anima viva che realmente aspetti le parole del papa o della cei prima di decidere per chi votare piuttosto che se scopare prima del matrimonio.
Chi dovesse intraprendere con coerenza e senza isterismi anticlericali una battaglia reale per la laicità dello stato non perderebbe un voto. Neanche fra i più bigotti.

Nel paese reale la convinzione che la libertà di scelta, su tragedie come quella della giovane morta in un incidente stradale diciassette anni fa, sia un diritto personale che esula dall'intervento legislativo è molto più diffusa di quanto emerga dalle solite stucchevoli rappresentazioni della società italiana.

Eppure esiste un tremendo timore reverenziale che in questi ultimi anni ha condizionato il parlamento rispetto a scelte che riguardano la vita di milioni di cittadini. un timore che ha trasformato il peccato in reato, con buona pace di secoli di civiltà giuridica.
Tutti i cittadini possiedono la più ampia libertà di vivere secondo i precetti della chiesa ma l'altrettanto inviolabile diritto di decidere secondo coscienza.

paradossalmente in un paese che è giorno dopo giorno meno cristiano, nel bene e nel male, il peso dell'etica di matrice cattolica diventa sempre più opprimente. Fino a trasformare legittime ma personali posizioni morali in leggi a cui tutti devono conformarsi.

Dovrebbe far riflettere la nascita di movimenti sociali costretti ad essere extraparlamentari. E che non vanno a pescare tra le consuete fasce dell'emarginazione giovanile o dell'estremismo.
Mai si era visto questo spicchio di popolazione tanto integrato quanto poco incline all'avventurismo rimanere privo di rappresentanza politica.
un vuoto che se non sarà colmato al più presto farebbe dell'Itala un caso unico al mondo, dove quella che di solito è la classe dirigente di un paese viene espulsa dalla vita politica. Con conseguenze ora inimmaginabili.

2 commenti:

sp ha detto...

Che il peccato diventi reato va contro la stessa dottrina cattolica.
E che l'accanimento terapeutico, o meglio, la sacralizzazione di un involucro vuoto diventi dottrina e' un'empieta' e va contro quella che era la posizione ecclesiastica ufficiale non troppo tempo fa:

"Pur escludendosi l'eutanasia, cio' non significa obbligare il medico a utilizzare tutte le tecniche di sopravvivenza che gli offre una scienza infaticabilmente creatrice. In tali casi non sarebbe una tortura inutile imporre la rianimazione vegetativa, nell'ultima fase di una malattia incurabile? Il dovere del medico consiste piuttosto nell'adoperarsi a calmare le sofferenze, invece di prolungare piu' a lungo possibile, e con qualunque mezzo e a qualunque condizione, una vita che non e' piu' pienamente umana e che va verso la conclusione".

Paolo VI, Lettera al cardinale Villot, 1970
9grazie a Gianluca per il riferimento)

sp ha detto...

E ancora meno tempo fa:

“L’interruzione di procedure mediche dolorose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati ottenuti può essere legittima. Si rinuncia all’accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni spettano al paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o altrimenti a coloro che ne hanno legalmente diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.”

Cardinal Joseph Ratzinger, catechismo della Chiesa cattolica, 1994, par. 2278.
(sempre grazie per la citazione a Gianluca)