giovedì 30 ottobre 2008

il pinocchio maltese


Nella foto Curzio Maltese, testimone oculare delle violenze accadute ieri a Piazza Navona.

Si è inventato tutto perchè in mala fede? perchè ha visto quello che voleva vedere? per riflesso condizionato? perchè ha sempre desiderato scrivere per lotta continua ma negli anni 70 non se lo filava nessuno? perchè glielo hanno ordinato?
Non lo so.
Però visto che internet dà la possibilità di avere sempre notizie di prima mano, quando non addirittura come in questo caso decine di video girati e postati in tempo reale, perchè la propaganda riesce lo stesso ad egemonizzare l'informazione? la menzogna ad avere la meglio sulla realtà?


la scioccante testimonianza del giornalista di rango:






Un video girato da un balcone a Piazza Navona:


un altro commentato dal blocco studentesco:

lunedì 27 ottobre 2008

l'impenetrabilità dei corpi


Un tempo, quando la passione politica era ben maggiore di quella odierna, le piazze di Roma erano spesso teatro di imponenti manifestazioni. Manifestazioni che venivano definite oceaniche. I più coraggiosi osavano sparare qualche cifra che di solito ballonzolava intorno al numero magico "centomila".
Quasi centomila persone hanno sfilato per piazza San Giovanni. Oltre centomila presenze per il comizio a piazza del popolo.

Poi è avvenuto uno dei tanti miracoli Berlusconiani, il numero magico è cambiato: un milione.
Un milione di posti di lavoro, un milione di manifestanti. Dal 1994 non c'è corteo, di destra, centro o sinistra, che non venga frequentato da almeno un milione di cristi.
Ora Veltroni per far capire che lui non è da meno dello psiconano ha annunciato dal palco del PD day addirittura la folle cifra di due milioni e mezzo di dimostranti. Buuuuum.
Domani magari qualche altro sepolcro imbiancato in cerca di visibilità ne annuncerà 3 e così via fino a che si avranno manifestazioni in cui la folla supera il miliardo di presenze.

Mettendo quattro persone a metro quadro (oltre non ce ne stanno), senza contare lo spazio rubato dal palco o quello inoccupabile causa siepi, pali della luce, avvallamenti, il circo massimo contiene al massimo 200.000 persone. Un po' meno San Giovanni. Numeri non frutto della propaganda ma della meno faziosa geometria. Tanti metri quadri, tanti posti disponibili.
Fra l'altro non esistono pullman, treni o aerei sufficienti per spostare milioni di persone per lo stivale come se fossero click. Insomma i vecchi centomila erano una stima già ottimistica nei mitici settanta, figurarsi oggi.

Ma in un paese in cui la politica ha perso ogni contatto con la realtà anche la matematica è destinata a soccombere di fronte alle esigenze della propaganda. Dove l'informazione è ridotta a pulcioso zerbino del potente di riferimento, il buon senso diventa un lusso che nessuna testata può permettersi.
A meno che il capopopolo in questione sia inviso alla lobby giornalistica: La manifestazione di Beppe Grillo a Torino del 25 Aprile ha visto miracolosamente riacquistare vista e pallottoliere alle principali testate nostrane. In quel caso piazza San Carlo, nonostante fosse strapiena, poteva ospitare solo trentamila persone, dato che di più, metro alla mano, non ne poteva contenere. Peccato che la stessa piazza per i comizi sindacali avesse ospitato, sempre a detta di corriere e repubblica, anche mezzo milione di persone. Si vede che per la CGIL i metri quadri sono meno quadri.

E allora prendiamo le polemiche di questi giorni sul successo del PD day per quello che valgono. Uno stupido teatrino in cui la casta si cimenta per coprire lo scarto che la separa sempre più dal paese reale, dalla matematica, dalla decenza.

mercoledì 22 ottobre 2008

Spike e Woody

Quando i grandi registi sbagliano film o finiscono a fare le marchette c'è poco da stare allegri.
Iniziamo da Woody Allen che tira fuori uno spot pro Barcellona spacciandolo per film. Almeno ha avuto l'innocenza di ammettere la stecca incassata dall'agenzia per il turismo catalana. Ciò non salva Viky Cristina Barcellona dall'essere uno dei più mosci film del vegliardo niuiorchese.

Prendi un film di Woody, toglici woody e toglici anche le sue battute. Sostituiscilo con un sacco di cartoline di Gaudì e qualche attore di sicuro richiamo. Meglio ancora con alcune fra le attrici più fiche del pianeta. Sbattile, ma non troppo, in una trama sgangherata e buttaci in mezzo qualche altra marchetta ai finanziatori.
Storie di intrecci sentimentali, triangoli, quadrati e altre figure geometriche. Un pò (ma poco) di eros e tanta banalità. Sembra un brutto film di Almodovar e invece è un bruttissimo film di Allen.
Insomma lasciam perdere.

Decisamente meglio ma senza toccare vette elevate Spike Lee. Regista che non amo a prescindere ma che con la macchina da presa ci sa fare.
Stavolta si cimenta con un film diverso dal suo solito, di genere bellico, dimostrando di essersi applicato. Ma il risultato raggiunge solo la sufficienza.
Miracolo a sant'Anna mette troppa carne al fuoco. Spike ha tanta voglia di strafare e l'ambizione di essere il primo regista americano a girare un film di guerra usando diversi punti di vista e registri, finendo però spesso con l'abbracciare la bolsa retorica patriottarda.
Primavera 44, La brigata Buffalo è composta da soli neri (e portoricani), deve guadare il Serchio e ci riesce ma l'ufficiale bianco e razzista che comanda da lontano le operazioni non ci crede e invece di supportare i suoi guys con il fuoco di artiglieria finisce con lo sparargli addosso. Il tutto mentre la propaganda tedesca sbatte la lingua dove il dente duole: la non integrazione dei neri nella società americana che li manda a combattere e morire in una guerra di bianchi contro bianchi.
Soliti temi cari a Spike Lee dai tempi di fa la cosa giusta. Nulla di nuovo ma realizzato bene.
Poi la lunga parentesi girata in un paesino dell'appennino toscano. Le interrelazioni con la comunità locale e i rapporti con la resistenza, sfiorando il tema della strage di Sant'Anna.
Meglio di quanto abbia mai osato fare un regista nostrano, alla larga dal'agiografia e dal macchiettismo. Le imprecisioni storiche sono evidenti ma non è un documentario e va bene così. Non è il massimo, le sparate retoriche non mancano, ma le critiche indemoniate che gli ha rivolto contro il vate della memoria Giorgio Bocca sono sufficienti a giustificarne la visione.
Se Spike non avesse voluto omaggiare in maniera così pedissequa Benigni e la vita è bella forse il film sarebbe stato più tosto, più credibile e decisamente migliore, ma evidentemente per produrre una pellicola che parla tanto degli USA quanto dell'Italia della guerra civile, era necessario buttarci in mezzo il buon Roberto a tutti i costi.
Finale strappalacrime fin troppo corretto che si poteva decisamente evitare.

lunedì 20 ottobre 2008

birra artigianale: too much italian


Sono reduce da un breve ma intenso viaggio in USA e Canada di cui parlerò magari anche per altri motivi, ma la questione che mi sta a cuore adesso è fissare alcune considerazioni sul per me importante mondo della birra che qua chiamiamo artigianale e che vede senza dubbio negli USA il principale attore mondiale da anni.
Insomma voglio spalare un po' di merda sulla scena birraia italiana.

All'ombra del colosseo, come del duomo o della torre di Pisa, la produzione brassicola di qualità avviene esclusivamente al di fuori del circolo dei giganti industriali noti a tutti. Non dico negli scantinati ma poco ci manca. Così che le uniche birre decenti sono realizzare da piccoli microbirrifici spesso più vicini alla logica dell'homebrewing che alle regole che soprintendono un processo industriale. Micro che non arrivano al decennio di vita e spesso neanche al lustro.

Di questa realtà carbonara ci si autocompiace. Tanto che sembra obbligatorio apparire dei disadattati nerd convinti di celebrare a ogni cotta una santa messa destinata a un ristretto pubblico di fedeli, per avere l'approvazione della ormai abbastanza nutrita comunità dei bevitori consapevoli.

Da cui la glorificazione di un idealtipica birra artigianale (alleluja allelujà) da contrapporre a quella commerciale (buuu fischi per lei). Senza ovviamente che si capisca cosa renda una birra degna di potersi fregiare del titolo di artigianale. Che sia buona o faccia schifo sembra una sottigliezza assai poco importante.

Io non so quanti ettolitri sforni annualmente la Samuel Adams, o la Stone o la Dogfish. So però che sono industrie a tutti gli effetti e che producono birre della madonna. Se siano gestite da sacerdoti porporati o da consigli di amministrazione in doppiopetto me ne frega nulla. Fanno birre eccellenti che vengono vendute in molti i pub degli states e distribuite anche nella GDO. Non bisogna aderire alla massoneria per farsene un paio di quelle buone e anche il più sfigato dei bevitori di peroni può trovarle al supermercato affianco alla Bud light a prezzi abbordabili.

A guardare le foto presenti sui loro siti very professional sembrano aziende di discrete dimensioni con annessi e connessi. Insomma rispetto alle odiatissime SAB Miller, Bud ecc ecc la differenza principale, l'unica che per me conta, è nella qualità del prodotto. E' questa l'unica cosa che sta a cuore a me consumatore.
Le masturbazione mentale sulla malvagità della grande industria fa cilecca proprio nell'impero del male, in quello che è il mercato più spietato del globo.


Magari un tempo anche le più (giustamente) celebrate etichette figlie dell'american reinassance sembravano (o erano) quello che sono ora in Italia i microbirrifici: scantinati fuorimano, gestite da dilettanti allo sbaraglio e mastri birrai dotati solo della loro passione. Poi quelli che hanno saputo creare prodotti di qualità immagino abbiano investito sulle loro creature, ampliato gli impianti e creato una rete commerciale in linea con quello che fa ogni azienda desiderosa di confrontarsi con il mercato.
Del nome del mastro birraio mi interessa fino a un certo punto, che abbia girato il mondo assaggiando le spezie dell'Himalaya e che il Buddha gli sia apparso in sogno dettandogli la sacra ricetta per replicare il nettare degli dei ancor meno.

Il punto è questo. Se la birra la produci solo per te e i tuoi amici, o per venderla nel tuo locale, ha un senso parlare di artigianalità, rispetto a cui sono scusabili errori e mancanze, ma se la vendi e a prezzi tutt'altro che contenuti a chiunque la voglia acquistare, allora la "passione" è un optional che non mi interessa. Un vacuo slogan per valorizzare il tuo business.

Artigianale.
Forse un alibi per beveroni velenosi che cambiano gusto ogni fusto? o una scusa per giustificare prezzi di vendita elevatissimi a fronte dei contenuti investimenti effettuati?

Per non parlare poi dei custodi della sapienza maltata. Le varie sette di vestali in guerra fra loro per erigersi ad uniche paladine della verità ad alta fermentazione.
Ognuno difende il proprio orticello di malto e luppolo, si spara a zero su chi osi proporre qualcosa di diverso, fosse anche una degustazione presentata da qualche nome estraneo alla chiesa dominante. E si mantiene artificialmente chiuso un mercato che se invece liberato dalle seghe mentali, potrebbe portare una ventata di aria fresca in tutti i locali e supermercati del regno.

mercoledì 8 ottobre 2008

c'è del marcio a New York

e io vado a indagare. Appena torno racconto cosa ho scoperto.

lunedì 6 ottobre 2008

ferrovie del gargano

Le parole sono importanti, lo diceva Nanni Moretti e nessuno se lo è filato.
Il linguaggio nato per comunicare viene impiegato in politica per il suo opposto, per non dire nulla. Ricordo bene questa frase in cui mi imbattei ai tempi dell'esame di scienza politica che verteva fra le varie cose anche sullo studio della lingua italiana in politica.
Eppure negli ultimi anni l'uso delle parole per dire il contrario di quel che le parole significano ha raggiunto livelli di involontaria comicità.
L'azienda di pullman che collega i paesi del Gargano con il resto d'Italia si chiama Ferrovie del Gargano. La differenza fra un'autostrada e una ferrovia sembra lampante ma ciò non ha scoraggiato gli imprenditori pugliesi. Sembrano pullman ma sono treni. Chissà gli aerei come li chiamano. Magari la Ryan air è una cooperativa di radio taxi e se qualcuno lo avesse spiegato ai piloti di alitalia che erano semplici tassinari magari avrebbero ridotto le pretese economiche.
Un virus che contagia tutto e tutti.
Quando mi licenzieranno per le cazzate che scrivo in orario di lavoro mi vanterò di essere stato promosso. Sperando che anche la busta paga se la beva.

giovedì 2 ottobre 2008

rock e petrolio


il grafico spiega egregiamente come la qualità della musica rock sia strettamente legata al numero di barili di petrolio estratti negli stati uniti. Chi ha compreso questa relazione è un genio e va premiato con il nobel.